A pensar male (non) si fa peccato

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Calo d’affluenza clamoroso per le amministrative. Disaffezione alla politica? Voto di protesta? Macché. È un problema di democrazia. L’elettore italiano ha visto la formazione –per mano di Napolitano- di un governo tecnico prima e di un governassimo poi, senza che il proprio voto (espresso democraticamente) abbia potuto determinare qualcosa di rilevante. Allora perché meravigliarsi?

Certo, per le amministrative si utilizza una legge elettorale diversa da quella nazionale che riesce (in maniera quantomeno sufficiente) a garantire l’espressione della volontà cittadina (o almeno così la pensano gli esperti).

Purtroppo però la percezione delle persone non riesce sempre a comprendere la differenza tra ciò che è nazionale e ciò che è locale, da ciò che è bene e ciò che è male.  Vince sempre il detto : “So’ tutti uguali”. E a  pensar male –oltre che a fare peccato- finiscono per danneggiare sé stessi.

 A pensar male però, lo diceva anche Andreotti- si fa peccato, è vero, ma spesso ci si azzecca”.

 

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L’autogollista

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Un gran goal. Questo –a grandi linee- il giudizio di Angelino Alfano sulla decisione del governo di non far pagare l’Imu a giugno.

La partita che si sta giocando però è solo agli inizi e una sola rete può non bastare, soprattutto se non ci si passa la palla e se ognuno vuole fare come gli pare.

Letta ha provato a conciliare gli animi, portando tutti a fare un ritiro nel monastero di Spineto, e la cosa sembrava aver unito il gruppo, ma poi, cosa è successo? Berlusconi, con la decisione di manifestare contro la federazione arbitri con le toghe, ha spaccato lo spogliatoio e le cose si sono incrinate.

Adesso il goal dell’Imu ha risollevato gli animi, ma è sempre in agguato il solito Berlusconi che–come al solito- fa la voce grossa e si proclama il fautore della splendida rete. Lo fa forse per soverchiare la voce proveniente da bordo campo dell’ ex tifosa italo-marocchina, la quale dopo aver subito (il) fallo adesso protesta davanti agli arbitri di Milano spifferando al loro orecchio che acconsentiva per soldi.

Data la situazione sembra che sia proprio la presenza di Berlusconi a far male alla squadra. Bisogna che qualche tifoso inizia capire che la società deve allontanarlo. Per vincere c’è bisogno di fare goal e non di autogoal.

Vaffa ai soldi

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I soldi non fanno la felicità, ma fanno gola a tutti. Sono causa di guerre, divorzi, incomprensioni e inimicizie. Per non parlare del ruolo che hanno nella politica (specie quella italiana). Il Movimento 5 stelle, a proposito di denaro è ora messo a dura prova. Beppe Grillo ha annunciato che i nomi di chi non rinuncerà alla diaria saranno pubblicati sul sito del Movimento.

“Un vaffa ai soldi” che potrebbe però spaccare il Movimento: prendere i soldi e aderire ad un gruppo misto? rimanere nel movimento con le tasche (mica tanto) vuote? Bel dilemma. La maggior parte dei Grillini ritiene che ognuno debba essere libero di restituire allo Stato quanto vuole, insomma a coscienza propria. Staremo a vedere cosa si farà. Di solito però soldi e coscienza non vanno molto d’accordo.

La divina politica

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Giulio Andreotti è passato a miglior vita, anche se -nel suo caso- è difficile immaginarne di più fortunate. E con lui -dicono tutti- se ne va definitivamente la vecchia Prima Repubblica. Nella realtà dei fatti rimane solo tanta retorica perché la scomparsa di Belzebù -sconvolgente ma comunque prevedibile data l’età- non cambia proprio niente. Andreotti era  da tempo passato già nel suo presente.

Il fatto è che parlare delle fasi della Repubblica Italiana fa sempre un certo effetto ed i giornalisti ci vanno a nozze. Si scazzotta per posizionare storicamente le tappe che hanno segnato il nostro passato. A me piace pensare invece ad parallelismo (forse troppo aulico data la materia in questione. la politica per l’appunto). In una allegorica visione della res pubblica si potrebbe ottimisticamente immaginare che la situazione italiana sia un po’ come la Divina Commedia. La Prima Repubblica (con tutti i suoi vizi e le sue poche virtù) come l’inferno. La Seconda (durata uno sporco ventennio) come il purgatorio dal quale si è fatta molta fatica ad uscire. E la Terza, quella che si sta plasmando via via in questi mesi  -tra larghe intese e il parlamento invaso dai grillini- come un Paradiso atteso da tutti.

Ce lo vedo Dante concludere: ” L’amor che muove il sole e i 5 stelle”.

Buon Lavoro a tutti

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C’è voluto un po’, ma alla fine è arrivato. Fiducia ottenuta, sia al senato che alla camera. Adesso al governo Letta non rimane che (far) lavorare. Con tutti i dubbi del caso sul funzionamento di un esecutivo di larghe intese rimane– almeno per una volta- quello spirito di ottimismo tipico di chi –come noi italiani- può solo chiedere più di quanto è stato fatto negli ultimi venti anni.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là delle retoriche sindacali che proprio oggi riempiono le piazze, il Paese ha un reale bisogno di respirare. Bisogna cominciare a responsabilizzare i giovani, i quali alla soglia dei trent’anni ( e anche oltre) rimangono  vittime – sotto l’ala dei genitori- dei sensi di colpa dovuti al fatto che anche i loro stessi genitori hanno il diritto di godere dei propri guadagni invece di consegnarli alla prole.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là del populismo fin a sé stesso dei penta stellati – che alimentano solo un clima di odio-i giovani in Italia, hanno la necessità vera ed urgente di avere una vita, perché se è vero che non hanno futuro, è vero anche che non hanno presente. Il tempo passa, e gli anni più belli si consumano a fare sacrifici: o sui libri, o sulle scrivanie da stagisti non retribuiti.

Il Governo ha una responsabilità enorme. Auguri, e buon lavoro a tutti.

Firmato, Un ottimista.