Bastardi gatti persiani

Mentre scrivo ho una gatta che se ne sta raccolta tra le mie gambe incrociate. Se m’avessero detto qualche tempo fa che avrei concesso il mio spazio vitale ad una palla di pelo (nera per giunta), avrei riso pensando fosse impossibile. E poi 1) sono allergico al pelo di gatto (o perlomeno lo ero), 2) i gatti non mi piacciono (o meglio non mi piacevano).

E’ capitato poi che per ragioni che non sto qui a dire, avrei dovuto ospitare la gatta in questione “solo per qualche giorno”. Non avevo scelta. Vi garantisco però che non la presi bene. Anche se per poco avrei dovuto convivere con i peli in giro per la casa, e -cosa ben peggiore- avrei dovuto sopportare il raffreddore e i pruriti che quei peli mi procuravano per via della mia allergia.

Poi -come succede con le suocere che ti vengono a trovare e non se ne vanno più-la gatta che doveva rimanere solo qualche giorno è ancora qui e ci rimarrà.

Ma in tutto questo tempo la cosa bella e miracolosa è che l’allergia è scomparsa (probabilmente mi sono immunizzato contatto dopo contatto) e devo dire che come gatta non è affatto antipatica. Diciamo pure che mi sono affezionato.

Insomma tutto questo preambolo per dire solo una cosa. I vari Mario Giordano che se ne vanno girando nei talk a difendere titoli come “bastardi Islamici” dovrebbero lasciare a parte certe convinzioni personali e magari avvicinarsi un po’ di più alla realtà. Dovrebbero andare a conoscere meglio “i gatti dell’altra sponda”. Ne rimarrebbero sorpresi, potrebbero persino arrivare a definirli “amici”, ne sono più che certo.

Ma sono altrettanto certo che i vari Giordano, Feltri o Sallusti, qualora si ricredessero su di una certa idea, troverebbero repentinamente un altro avversario. E’ più forte di loro. Ed io già mi vedo il titolo: “Bastardi (gatti) persiani”.

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Chi semina odio….

 

Dopo l’attentato di Charlie Hebdo scrivevo parole che  stasera sento di voler ripetere. Perché è la storia stessa che si ripete.

Dopo una giornata così è difficile fare delle riflessioni. Molte sono state già abbondantemente formulate e riformulate, altre –almeno per chi ha ascoltato le dichiarazioni della maggior parte dei leader mondiali- risultano persino pedanti.  Da domani la Francia, e forse anche tutti noi, ci sveglieremo con delle nuove questioni, la più importante delle quali ci porterà a chiederci se in fondo gli estremisti come Marine Le Pen in Francia, La Lega o Casa Pound in Italia, non abbiano ragione quando insistono a sostenere le loro posizioni razziste contro l’Islam e contro i musulmani che vivono in Europa. Cosa risponderemo domani a chi ci dirà: “Ve l’avevamo detto”? […] 

Non sarà facile dibattere con loro. Non sarà facile continuare a sostenere le ragioni di una società multietnica davanti a centinaia di morti. Davanti alla brutalità pura.

Non sarà facile, ma è fondamentale non farsi coinvolgere dalla paura, dalla logica del terrore e dalla rabbia che ci vorrebbe subito in guerra, in prima linea a distruggere la Siria (come se la SIria fosse l’Isis).

Fosse anche solo per non dar ragione agli sciacalli dei nostri tempi (solo alcuni esempi riportati intelligentemente da Linkiesta)

salvini alemanno salvini 2 gasparri

E’ per logiche del genere che adesso piangiamo i morti di Parigi. E’ praticando l’ignoranza e la violenza che ora passiamo alla cassa pagando l’ignoranza e la violenza altrui.

Sono in qualche modo convinto che ognuno degli attentatori di Parigi fosse un disadattato sociale e sono altrettanto sicuro che chi ha ucciso oltre 150 persone nel cuore della Francia avesse la cittadinanza francese.

Ma questo non basta, perché solo chi si sente integrato può volere il bene di una nazione e proprio in virtù di quell’integrazione non può voler far male a chi gli vive accanto in cordialità.  Ma se è l’odio a popolare la nostra società allora avremo una società che ci risponde con l’odio.

Vanno prese senz’altro delle iniziative perché è ingenuo -oltre che da fricchettoni- sostenere che il pericolo attentati non esiste. Ma sappiamo pure -meno ingenuamente- che ci sono modi alternativi alla guerra per sottrarre forze al califfato dell’Isis, come non fornirgli più le armi  o non comprare petrolio dai territori che controllano.

Se c’è una guerra da combattere è di tipo culturale e strategico. Qualsiasi iniziativa bellica sarà un fallimento. Potrà anche portare benefici a  breve termine, ma di sicuro  -su una scala temporale che va da domani a 10 anni- sarà un fallimento assicurato.

Oblivion

Praticare politica- gli studiosi ne sono ormai sicuri- potrebbe causare effetti collaterali che incidono pesantemente sulla corteccia cerebrale.

In particolare, la sindrome che spesso accomuna ministri, governatori e presidenti (da ora in poi ‘pazienti’) è quella dell’amnesia parziale o totale. Apparentemente i pazienti reagiscono a tutti gli stimoli in modo ineccepibile: preparano leggi, dibattono sui problemi sociali con compagni di partito, con gli avversari e con i giornalisti. Allestiscono campagne elettorali, amministrano città, regioni, o l’Intero Paese.

A nessuno verrebbe mai in mente il sospetto che queste persone possano essere affette da qualche tipo di patologia. Eppure questa è la triste realtà.

La loro bravura sta nel mascherarla bene, d’altronde le responsabilità che hanno nei confronti di chi li ha votati sono tante, e non potrebbero perciò permettersi di mostrare il tallone di Achille. Ma ormai la scienza è riuscita a far luce su di loro e sulla sindrome che spesso li accomuna.

I casi studio sono stati tanti d’altronde. Tra questi ad esempio ci sono il caso dell’ex ministro Claudio Scajola che dimenticò di essersi fatto comprare due terzi della sua casa da due costruttori che avevano beneficiato di due contratti senza gara dal suo ministero. Disse. “Io non ne son niente”.

E c’è anche il caso di Alemanno, che sullo scandalo di Mafia Capitale in cui è coinvolto dichiarò: “Ma io che c’entro? Io non conosco nessuno!”. Non era esattamente una bugia. Si era semplicemente dimenticato. Come anche Scajola. E’ una patologia. Mica gliene puoi fare una colpa? Come non si può incolpare Renzi che ha spodestato Marino da Roma per la questione degli scontrini, quando per primo lui era stato indagato per danno erariale dalla Provincia di Firenze. Lui tra pranzi e cene aveva speso dieci volte quello che ha speso Marino. Ma gliene vuoi fare una colpa? Anche Renzi se ne è dimenticato.

Adesso un caso freschissimo è al vaglio degli scienziati in Campania. Pare che Vincenzo De Luca, Governatore della Regione, sia coinvolto in uno scandalo. In sintesi tale Guglielmo Manna avrebbe chiesto al collaboratore di De Luca un posto di lavoro nella Sanità campana. In cambio avrebbe fatto sì che la moglie, la giudice Anna Scognamiglio provvedesse ad accettare il ricorso di De Luca contro la Legge Severino, legge che gli avrebbe impedito di Governare.

De Luca si dice estraneo alla vicenda. Ed è pure bello arrabbiato.

Si sta cercando di capire ora se dice la verità oppure se anche lui è stato colpito dall’amnesia del politico. In ogni caso non può avere colpa.

La colpa in genere è la nostra. Di noi che siamo i veri malati. Di noi che abbiamo una memoria lunga come un sorso d’acqua e che dimentichiamo tutto troppo in fretta.

Vaffanculo

Vaffanculo:

  1. (volgare) insulto duro, come dire “vattene”, esortazione a smettere e andarsene; andrebbe rivolto a una singola persona (ad esempio: ma vaffanculo, va!), ma  c’è chi lo usa anche al plurale (vaffanculo tutti quanti!)
  2. Altri esempi
  • Mi sono preso un vaffanculo
  • Ha seminato vaffanculi (o vaffanculo) uscendo dalla stanza

Diciamolo chiaramente: vaffanculo è una parola bellissima. E’ un’espressione liberatoria e carica di sfaccettature emozionali. Puoi dirlo scherzando o a muso duro, puoi dirlo quando vinci come segno di liberazione, oppure quando perdi per sfogare la rabbia. In ogni caso vaffanculo è una parola da cui non si può prescindere.

Certamente, essendo una parolaccia è bene usarla con moderazione e fuori da certi contesti. Ad esempio al bar con gli amici si può anche maneggiarla con disinvoltura. In chiesa ovviamente no. I preti, ad esempio non usano dire ‘vaffanculo’.

O meglio, non tutti i preti. E’ successo infatti che dopo le rivelazioni sui soldi del Bambin Gesù, usati dal cardinal Bertone per ristrutturare il suo attico, tale Don Dino Pirriparroco della diocesi di San Benedetto del Tronto, non sia riuscito a trattenersi ed abbia twittato:

Ecco, questo è quello che ha scritto. E -peccato o meno- di fronte a Vaffanculo del genere la parolaccia in questione diventa vocabolo insostituibile, perché esprime tutto. Punto e basta. Non si può sostituire.

Da sostituire invece è l’ipocrisia dei predicatori di povertà e Papa Francesco -che ieri ha detto: “Chi crede non può parlare di povertà e vivere come faraone”- sembra averlo capito bene. E qualora ce ne fosse bisogno sono certo che sarebbe pronto ad assolvere Don Pirri per la sua cinguettata fuori dai ranghi.

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Il serpente sulla croce

“Chi non vive per servire, non serve per vivere”- ha detto Francesco nella messa di ieri a suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti durante l’anno, facendo chiaro riferimento all’imbarazzante vicenda di Vatileaks 2. Una vicenda sintetizzata dal Pontefice con l’immagine del “serpente sulla croce”. L’animale più infimo per antonomasia che- oltre alla lingua- in questo caso ha la testa biforcuta, quella di Monsignor Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui.  Sono loro che hanno tradito. Sono loro che hanno violato il segreto di stato e che quindi meritano di scontare una pena , così come prevede la legge.

Sarebbe interessante capire però cosa significhi -all’interno del Clero- la parola “servire”.

Perché se uno si mette a guardare i fatti può pure pensare che “servire” sia un termine auto-riferito. Ad esempio (come anticipa il giornalista Emiliano Fittipaldi, nel suo prossimo libro “Avarizia”) i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù “servivano per ristrutturare il superattico del cardinale Tarcisio Bertone. Oppure un elicottero pagato 23 mila e 800 euro (sempre con i soldi del Bambino Gesù”)  è “servito” nel 2012 a trasportare Bertone dal vaticano alla Basilica “per alcune attività di marketing dell’Ospedale”.

Quando sono i politici a fare intrallazzi uno si lamenta, sbraita e protesta, ma quando chi professa il nome di Gesù sulla Terra si “serve” della sua grandezza espandere quella del proprio patrimonio, le proteste non bastano più. Si sale allo stadio dello sdegno. Si rimane disarmati.

Una chiesa così “serve”?