I calci di rigore

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Non si sa mai come vanno a finire, alla fine c’è sempre qualcuno che paga e qualcun altro che la fa franca. Ci si prova fino alla fine, poi qualcuno che esulta e gli altri che vanno a casa a ripensare ai passi falsi. Da sempre è così. Sembra che chi abbia meritato di vincere possa farcela. Poi sfuma tutto. Si passano mesi e mesi a studiare i punti deboli dell’avversario e quando sembra ormai battuto ecco che tutti gli sforzi vengono vanificati.

È proprio così: i processi di Berlusconi sono sempre una lotteria. Quindi Boccassini & Co. aspettino ad esultare. Ci sono ancora due calci di rigore.

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Silvio, un uomo solo

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Dopo la (ennesima) condanna del Cavaliere (stavolta) per concussione  e prostituzione minorile c’è da fare una riflessione non tanto su Berlusconi politico, quanto su Berlusconi uomo (anche se le due cose non dovrebbero essere scindibili).

È necessario premettere che se ha sbagliato è giusto che paghi. Non ci sono altre possibilità per la legge.  Quello però su cui bisogna soffermarsi è l’immagine di una persona in costante salita che ora non può far altro che cascare giù a ruzzoloni.

Cosa spinge una persona ad andare oltre? Ad osare, a prendersi certi rischi contra legem? Il potere? Forse. L’incoscienza? Può essere. Probabilmente però si tratta di qualcosa di più celato. La solitudine.

Silvio Berlusconi è un uomo solo. Non sono mai bastati i collaboratori, i colleghi politici, gli elettori, i giocatori del Milan, i suoi dipendenti,  gli splendidi figli le mogli (che pure in qualche modo gli avranno voluto bene). Silvio forse s’è sempre sentito solo. Insicuro. Inetto. Nel segreto, certo, non ci piove. Ma ha voluto dimostrare a tutti (e secondo molti c’è riuscito) di essere un grand’uomo, sicuro di sé, spavaldo ed invincibile. In tanti gli hanno creduto dall’inizio, e lui è andato avanti, come un tossicodipendente con l’eroina: difficile uscire dal giro.

Ha voluto donne giovani compromettendo il suo potere, si è rifatto faccia e capelli per apparire più giovane, ha corrotto per avere più soldi necessari a comprare dosi sempre più consistenti di quella droga che l’ha fatto entrare nel giro.

Se potesse tornare indietro –come qualsiasi tossicodipendente- non rifarebbe questa vita: al diavolo il potere, la figa e il chirurgo plastico. Sarebbe calvo ma contento o forse sarebbe in mezzo ai sindacati a protestare per il mancato finanziamento per la sua piccola impresa locale. Sì, sarebbe anche lui coinvolto dalla crisi, ma insieme alla sua famiglia, con dignità. La crisi economica ora non la paga di certo , ma ce n’è un’altra che  Berlusconi sconta comunque, quella interiore. Lo negherà, avrà sempre il suo sorriso a trentadue denti, ma è una maschera e il sipario ormai è chiuso.

Andati a puttane

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Sex gate: Dopo Marrazzo con i trans e Berlusconi con le olgettine adesso è il turno di alcuni funzionari del Comune di Firenze. Se molti non capiscono di cosa si stia parlando non c’è da meravigliarsi, d’altronde nemmeno il gigante quotidiano Repubblica ne parla (perché?).

In pratica è successo che dopo una segnalazione effettuata da un dipendente di Palazzo Vecchio sono stati messi sotto controllo alcuni telefoni degli uffici comunali. Il risultato? Una mole di intercettazioni sufficiente a far capire che all’interno del municipio alcune cariche – a quanto pare anche abbastanza alte- contattavano le escort per fissare appuntamenti hot in alcuni hotel della città (e da un’intercettazione emerge che gli atti sessuali avvenivano anche all’interno del comune).

Il sindaco Renzi sembra cascare dal pero e si dichiara”parte lesa” in quanto gli albergatori-papponi non pagavano le tasse al comune (un caso?).

Dalla succitata intercettazione emerge il racconto di un atto sessuale violento, di calze strappate, di modi bruschi e bramosi, come se il fatto stesso di fare sesso all’interno del Palazzo fosse un afrodisiaco naturale. Ma niente di strano, in fondo sesso e potere sono sempre andati a braccetto. Tanto più se si corrono dei rischi che elevano di gran lunga il piacere.

Strano è però parlare di queste cose sempre meno. Se -come già detto- nemmeno Repubblica, e gli altri grandi giornali, riportano la notizia è perché -con qualche calcolo politico- si preferisce omettere e parlare di altro, tipo il governo, le larghe intese, Grillo, il Pd.

Bèh in effetti forse non c’è nessuna omissione. Si parla sempre e comunque di cose o persone andate a puttane.

Grillo: un’altra occasione sciupata

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Molti la chiamano la Terza Repubblica. Per altri non è altro che il proseguimento di una politica marcia e stantia che dura da oltre un ventennio. Certo è che l’unica vera novità a cui abbiamo assistito è stato l’affermarsi del Movimento 5 stelle. Un gruppo politico nuovo, composto da persone tanto normali da far pensare che qualcosa sia veramente cambiato non tanto nelle istituzioni in sé, quanto nelle coscienze degli italiani, che in tanti hanno accordato la propria fiducia ad un comico dalle buone idee.

Lo stesso comico che sta ora trasformando il suo gran debutto sul palcoscenico della politica in una misera recitazione estiva per uno spettacolo di provincia. Dopo aver scritto un copione magistrale impone agli attori che si rispettino per filo e per segno le battute e i tempi. Ma la politica -sebbene sia spesso finzione- è perlopiù un cantiere di idee che non possono sottostare alle rigide direzioni di un regista che -per dirla con la Senatrice Gambaro (invitata a lasciare il movimento per alcune sue dichiarazioni) – nemmeno conosce il suo campo d’azione di cui tanto (s)parla, il Parlamento.

Grillo è riuscito a dare una speranza vera alle persone che credono nella giustizia e nella democrazia, e -merito forse più grande- è stato quello di riuscire a fare da cuscinetto ad un sentimento di odio che -senza la sua discesa in campo- sarebbe inevitabilmente sfociato in violenza.

Ora però sembra che stia sciupando ogni sforzo fatto, non sa mettersi in discussione con chi ha idee divergenti: “o con me o contro di me” ,dice, come ha fatto per l’appunto con la Senatrice Gambaro ed altri del Movimento 5 stelle.

Si tolga la maschera del comico, faccia il politico se vuole stare in politica,perché a tenere due piedi in una scarpa sola non si fanno passi avanti, al massimo si rischia di cadere.

Mollo tutto e mi godo la vita

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Lavoro: chi lo cerca disperatamente ed è infelice perché disoccupato e chi infelicemente occupato si licenzia e si gode la vita.

Succede anche questo in Italia, come nel caso di Carlo Bonaccorsi, ex operaio di una ditta import export con sede a Fiumicino. “La mia vita era dedicata solo al lavoro” -dice- “ero una persona curiosa e mi ritrovavo invece a passare tutta la giornata lavorando. Avevo trascurato gli affetti, altri interessi e visto che il lavoro era una parte importante della mia vita, ma non la più importante, ho lasciato perdere. Mi trovavo ogni giorno a stare 2 ore in macchina fermo sul grande raccordo anulare e non ero contento. Che vita è quando qualcuno ti dà i soldi per arrivare distrutto a casa e non avere più tempo né per te né per gli altri? E così mi sono fatto due conti, mi sono reso conto che potevo farcela con 500 euro al mese”.

Certo, il signor Bonaccorsi non ha spese di affitto e mutuo e ciò che percepisce (da rendite provenienti da un locale affittato e da una vecchia polizza sulla vita) è qualcosa in più di 500 euro, ma ciò che colpisce di questa storia è la sua presa di coscienza: il lavoro è sostentamento, ma è anche annullamento della vita vissuta e dei piaceri più semplici.

Non tutti -è ovvio- possono permettersi il lusso di lasciare il lavoro, ma chi è stanco ed infelice per la vita che conduce dovrebbe seguire l’esempio del signor Carlo. Un esempio non tanto astratto, anzi, al contrario.Tutte le dritte e gli escamotage per risparmiare e vivere felici sono riportati nel suo blog.

Un’idea utile al governo potrebbe essere quella di incentivare -con misure assistenziali- la disoccupazione. Facile immaginare lo slogan: “lavoratori infelici di tutta Italia: licenziatevi”.

Del resto anche così si crea occupazione (e felicità).

Renzi il mangione

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L’avevamo visto appesantito durante la partita del cuore, ma ora è tutto più chiaro dopo che un funzionario del Comune di Firenze, Alessandro Maiorano,ha accusato Renzi di aver sperperato ben 60 milioni di euro pubblici tra cene, viaggi, alberghi.

Renzi ma quanto magni? Nell’articolo precedente de il Corsivista si è detto che il Sindaco di Firenze non è affatto suscettibile ai moralismi. Però, a guardare le fatture della sua gestione viene facile fargli una bella paternale.

Ma atteniamoci ai fatti. Ecco cosa dice l’accusatore Alessandro Maiorano (che lavora da 33 anni al Comune):

“C’è tanto materiale dai 53 mila euro spesi in pranzi e cene presso le varie trattorie di Firenze, fino a regali e fiori che Renzi definisce “spese di rappresentanza”. Certo è che il rottamatore mi deve ancora spiegare come ha fatto a spendere in una sola notte 3 mila euro a Boston. Tutto questo ci è costato – perché pagato con la carta della Provincia – in soli 4 anni – dal 2007 al 2009 – ben 20 milioni di euro. A questo poi mi deve spiegare anche le situazioni strane”.

Situazioni strane come finanziamenti a giornali e assunzioni senza regolare concorso che a conti fatti fanno altri 40 milioni di euro.

Insomma, va bene non essere moralisti, ma forse qualche spiegazione  Renzi dovrebbe darla perché mangiare piace a tutti, ma – come direbbe Bersani – “Non siamo mica qui a far l’elemosina all’uranio impoverito!”.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra, la mancanza di morale è a destra

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Forse mi convincerò che Renzi possa essere un buon segretario. O forse è la vecchia sinistra che non convince più. Ma poi, cos’è la sinistra? Un partito collassato che per sopravvivere ha dovuto fare un governo con la destra? O è l’estremismo ideologico che tutto predica e niente conclude? Oppure ancora può essere considerato di sinistra il Movimento Cinque Stelle che si fonda su temi di uguaglianza, lavoro, ribellione e poi segue per filo e per segno i dettami di un comico senza cultura?

A pensarci bene allora è meglio Renzi, sì, quello che incontra Berlusconi, Briatore, D’Alema (ah D’Alema, ecco lui è di sinistra!). Sì, è meglio Renzi , perché finora è stato al posto suo continuando a ricoprire con dignità il proprio ruolo e perché non bada ai moralismi di cui è denso il Pd: parli con Berlusconi e sei subito di destra (e Letta che ci ha fatto un governo?), vai a pranzo con Briatore e sei un fighetto (può darsi), vai da Maria de Filippi e tutti sono pronti a puntare il dito senza pensare che anche chi guarda la tv spesso è anche un elettore, e senza considerare il fatto che dalla De Filippi ci siano andati anche Gino Strada (Emergency) e Don Ciotti (Libera), che non sono proprio persone di destra.

È il perbenismo la vera catena che lega la sinistra, perché se è vero che la destra è spesso priva di etica (si vedano le molteplici leggi portate in parlamento sul tema della giustizia finalizzate a salvare il Grande capo), a sinistra c’è un eccesso di moralismo fine a sé stesso che non produce benessere.

Cambiano le stagioni, ma Gaber -a distanza di oltre dieci anni- è ancora attuale quando alla mente torna quel ritornello che fa: “l’ideologia, l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia!”.

Poi uno si domanda perché certi cantautori hanno fatto la storia!