La donna più bella del mondo

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L’Italia è un Paese strano. Di questo ce ne eravamo accorti e se n’erano accorti un po’ tutti, dalla ghignante coppia Sarkozy –Merkel fino al Cancelliere austriaco Faymann , che oggi s’è permesso (come dargli torto) di mettere il becco sulle stranezze di casa nostra affermando che Berlusconi è un intralcio e che Letta deve continuare a governare.

Più che strano però -che suona come un’ aggettivazione ormai passata e pedante- sarebbe meglio dire che l’Italia è una nazione in profonda crisi con se stessa. Girando quasi tutte le piazze del Bel Paese troveremmo ovunque persone lamentarsi: “questi politici fanno schifo, mangiano tutto, qui non cambia mai niente, ci vuole una rivoluzione”. Poi magari sono proprio loro i primi a parlare con amici degli amici per farsi togliere una multa “per parcheggio nei posti riservati ai portatori di handicap”, ad evadere le tasse, a costruire case abusive, a corrompere professori universitari. Questo Paese, fatto di queste persone, finisce poi -una volta chiamato al voto- per concedere rappresentanza politica a chi è causa delle proprie lamentele quotidiane. E questa è la contraddizione di base.

Siamo un popolo ipocrita, insicuro e al tempo stesso lassista. Ci (af)fidiamo di chi per anni e anni ha fatto passare leggi abominevoli e ha tenuto in standby il Paese, chiediamo di farci rappresentare da un delinquente ma ci scaldiamo tanto, per esempio, se ad un reo rumeno vengono concessi gli arresti domiciliari. Siamo clementi con la mafia che: “in qualche modo protegge dove lo Stato non c’è”, difendiamo Mussolini perché “fino a quando non s’immischiò con Hitler aveva fatto cose buone”.

Andiamo: un po’ di serietà Signori! Siamo l’Italia, ci meritiamo di meglio. Siamo come la più bella delle donne che per incomprensibili ragioni non capisce quanto vale il proprio fascino: può avere il mondo ai suoi piedi, ma finisce per innamorarsi di uno stronzo e perde la ragione.

 

 

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Cucchi eri un pesce piccolo

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Cosa succede quando ci si preoccupa troppo dei pesci grossi? Che ai pesci piccoli non ci pensa nessuno e -che siano in un acquario o in mare aperto- potrebbero finire male.

Benny Zamboli, moglie di un detenuto, scrive sulla bacheca Facebook di Pannella un appello disperato: “Signor Pannella, le chiedo aiuto per mio marito, è nel carcere di Campobasso e oggi mi ha telefonato dicendo che da sabato è in isolamento. Si chiama Califano Vincenzo, Piangeva dicendo che lo stanno picchiando da sabato e che se succede qualcosa non è un suo gesto vi prego aiutatemi”.

Per rispetto di chi legge non riporto i commenti di alcuni utenti che hanno voluto rispondere alla signora, commenti che  non sarebbero sopportabili nemmeno dopo un’accurata parafrasi. Chiaramente c’è un problema di non poco conto: mentre lo Stato si interroga sulle sorti giudiziarie di uno (Berlusconi), non riesce a garantire per molti uno sconto di pena in pieno rispetto della dignità umana.

La tristezza di queste realtà si trasforma in rabbia viscerale quando si pensa ad esempio ai guanti bianchi con i quali spesso  vengono trattati mafiosi, i quali -oltre a rappresentare un costo maggiore per le casse statali- dal carcere organizzano affari, costruiscono imperi. Immaginate voi un padrino malmenato dai poliziotti? Certo che no. È più facile accanirsi con chi non conta niente, contro i pesci piccoli.

Quella delle carceri italiane è troppo spesso una realtà fatta di violenza e di non giustizia. Ad ogni modo però rassegnarsi allo stato delle cose sarebbe come imprimere più forza nelle manganellate, nei cazzotti , nei calci inferti ai detenuti.

Nulla di più atroce sarebbe assistere inermi all’ennesimo caso Cucchi. Uno come lui sì, era un pesce davvero piccolo.

Si cerchi di fare luce su Vincenzo Califano, prima che la luce (eterna) illumini lui.

Ladri di Biciclette

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Per chi non lo sapesse (non sarebbe poi una gran tragedia) esiste, in Italia, l’Esercito di Silvio. Imprenditori, politici e persone comuni che sostengono fanaticamente (per usare un eufemismo) il leader del Pdl.

Passati alla cronaca per l’esilarante reazione di fronte alla sentenza del Tribunale di Milano (hanno capito male le parole del Giudice ed hanno brindato con gioia mentre di fatto Berlusconi  veniva condannato),  adesso fanno parlare ancora di sé per l’ultima trovata Salvacavaliere.

Cosa vogliono fare? S’è capito che Napolitano non concederà la Grazia a Berlusconi perciò i soldati (in che altro modo chiamarli?) dell’esercito di Silvio si sono messi in moto ed hanno fatto partire una raccolta firme per la proposta di legge sull’Amnistia legata ai reati commessi dal loro Presidente.

Ma che differenza c’è tra Grazia e Amnistia? Per chiarezza bisogna sapere che la prima viene concessa dal Presidente della Repubblica (Re Giorgio), mentre la seconda viene proclamata dal Parlamento. La Grazia estingue la pena e solo chi beneficia di questa concessione non va in carcere, mentre con l’Amnistia si decide di abolire la valenza del reato: se rubare le biciclette prima è reato, dopo l’Amnistia non lo è più. Va da sé che se ci sono processi o pene in corso tutto decade e se ne esce puliti.

Si fa presto a pensare che una cosa tanto assurda non gli verrà mai concessa, però a conti fatti il Pdl -insieme all’ormai alleato Pd- potrebbe arrivare comodamente alla maggioranza per far passare la proposta di legge. Ed è tutto legale dato che l’Amnistia è prevista dall’Art. 79 della Costituzione.

Ma il punto è che Berlusconi non ha rubato biciclette. Il suo reato è un tantino più grave, si chiama frode fiscale ed è preoccupante pensare che possa cessare di essere un reato, specie in Italia, dove l’evasione è tra le più alte in Europa.

Insomma, gira che ti rigira siamo sempre al punto di partenza. Ci si ritrova per l’ennesima volta a far gravitare il Paese intorno agli interessi di un ormai decaduto personaggio, talmente decaduto che già si parla di eventuali film documentario sulla sua vita. Il titolo? “Ladri di biciclette 2”.

Fateci la grazia

 

Siamo al Rose Bowl di Los Angeles, la partita incolla milioni di persone alla tv, si sta giocando l’ultima sfida del Campionato mondiale di calcio 1994. Per la prima volta si deciderà tutto ai rigori. Parte Marcio Santos dal dischetto, sbaglia. Per l’Italia è la volta di Baresi, ma sbaglia anche lui. Dopo la parità iniziale si dovrà arrivare a Daniele Massaro perché l’Italia si ritrovi in svantaggio. A questo punto solo Roberto Baggio, campione indiscusso del Campionato, può tenerci ancora in vita. Prende la palla, la sistema sul dischetto e tira. Forte, scoordinato, il pallone finisce fuori sopra la traversa. L’Italia va a casa in silenzio e Baggio col “codino” tra le gambe. Pensare a quei momenti fa venire ancora i brividi. Verrebbe da tornare indietro e provare a fare qualcosa che possa cambiare gli eventi.
Per esempio sarebbe bello andare dritto dritto dal direttore di gara, tale Sándor Puhl e dirgli: ” senta, Baggio ha sbagliato, è vero, ma è un campione, lo faccia ritirare, vedrà che non sbaglierà stavolta! Ci faccia questa grazia, sono gli italiani a chiederlo, altrimenti c’è il rischio che insorgano e invadano il campo, potrebbe essere un guaio per tutti!”.
Bello sarebbe vedere Baggio che segna quel rigore, sarebbe davvero una meraviglia senza paragoni e il codino non dovrebbe più portarsi dietro quel senso di colpa pesante come un macigno.
Purtroppo però la storia insegna che se sbagli prima o poi paghi . Come è successo a Berlusconi, leader indiscusso che -condannato a 4 anni per il processo Mediaset- ora dovrà pagare.
Ah no? Non pagherà? Ah già, il governo è nelle sue mani ed è come se il fischietto di Puhl ce l’avesse lui in bocca! Fischierà giorno dopo giorno chiedendo la grazia a Napolitano. E il povero Giorgio in barba alle regole gliela dovrà concedere per evitare una pericolosa invasione di campo, perché negandogliela sì che sarebbero guai!