Al di là del colonnato

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Questa foto è stata scattata a Napoli. Da una parte del colonnato c’è un barbone disteso a terra sotto le coperte. È appena morto di fame e di freddo. Dall’altra parte alcuni clienti del bar che consumano il loro caffè caldo, come se niente fosse successo. Napoli come l’Italia intera, un Paese in cui non i barboni, ma la gente comune  è messa sempre più in difficoltà dal basso tenore di vita in cui è costretta da uno Stato degli affari privati e delle false promesse. Uno Stato che non vede cosa succede al di là del colonnato.

L’Italia- lo si è detto spesso in questi mesi di demagogia da spending review- ha finanziato per circa dodici miliardi di euro l’acquisto dei famosi F35, i cacciabombardieri americani superpotenti che – guarda un po’ -alla fine tanto potenti non sono. Infatti è di recente pubblicazione un rapporto della Difesa U.S.A. che mette in guardia gli acquirenti dei giocattolini da guerra sui possibili suoi talloni d’Achille. Pare che gli ingegneri che si sono divertiti a rendere l’F35 un mostro da combattimento, abbiano alleggerito troppo la scocca e così non sia mai che passino sotto fulmine, perché –si legge nel rapporto- “potrebbero esplodere”.

Demagogia a parte, è lecito domandarsi se si può ancora rimanere fermi davanti ad uno spreco simile di denaro pubblico. Demagogia a parte, forse se qualcuno  riuscisse ad evitare questa enorme spesa che non ci difende da niente, darebbe sicuramente un bel segnale. Demagogia a parte, forse se qualche politico attraversasse quel colonnato le cose potrebbero andare meglio per tutti. Demagogia a parte, se quel barbone, che siamo io, te, noi, ci alzassimo in piedi ed entrassimo nel bar a chiedere ristoro faremmo la nostra parte, di quelli che almeno ci provano a difendere il proprio diritto di essere vivi in questa parte del colonnato.

Yes, again!

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“Four more years!”  Vince Obama le elezioni 2012. Da italiano e da sognatore non avrei potuto immaginare culmine diverso dato l’avversario.  Romney sembra uno di quei personaggi che vengono doppiati malamente in film demenziali come American Pie e simili.  Eppure la lotta è stata dura. Infatti, secondo la Cnn il 51% del voto popolare è andato a Romney e il 48% ad Obama. Ci ha pensato il voto dei Grandi Elettori a fare peso sulla bilancia a favore di Obama.

Chiaramente negli USA si vota in maniera diversa dalla nostra e, se noi italiani ci lamentiamo del Porcellum, le cose oltreoceano non è che vadano meglio. Detto questo è evidente che il messaggio degli elettori è arrivato forte e chiaro.

Il tempo dei sogni e degli slogan è finito e bisogna passare ai fatti. Obama aveva chiesto “four more years” per “finire il lavoro” e il contratto gli è stato rinnovato. Ma adesso, il suo fortunato “Yes we can”,  deve diventare necessariamente “Yes we can do”. Da “sì, possiamo” a “sì, possiamo fare”.

God bless you Obama, God bless United States of America.