La donna più bella del mondo

Immagine

L’Italia è un Paese strano. Di questo ce ne eravamo accorti e se n’erano accorti un po’ tutti, dalla ghignante coppia Sarkozy –Merkel fino al Cancelliere austriaco Faymann , che oggi s’è permesso (come dargli torto) di mettere il becco sulle stranezze di casa nostra affermando che Berlusconi è un intralcio e che Letta deve continuare a governare.

Più che strano però -che suona come un’ aggettivazione ormai passata e pedante- sarebbe meglio dire che l’Italia è una nazione in profonda crisi con se stessa. Girando quasi tutte le piazze del Bel Paese troveremmo ovunque persone lamentarsi: “questi politici fanno schifo, mangiano tutto, qui non cambia mai niente, ci vuole una rivoluzione”. Poi magari sono proprio loro i primi a parlare con amici degli amici per farsi togliere una multa “per parcheggio nei posti riservati ai portatori di handicap”, ad evadere le tasse, a costruire case abusive, a corrompere professori universitari. Questo Paese, fatto di queste persone, finisce poi -una volta chiamato al voto- per concedere rappresentanza politica a chi è causa delle proprie lamentele quotidiane. E questa è la contraddizione di base.

Siamo un popolo ipocrita, insicuro e al tempo stesso lassista. Ci (af)fidiamo di chi per anni e anni ha fatto passare leggi abominevoli e ha tenuto in standby il Paese, chiediamo di farci rappresentare da un delinquente ma ci scaldiamo tanto, per esempio, se ad un reo rumeno vengono concessi gli arresti domiciliari. Siamo clementi con la mafia che: “in qualche modo protegge dove lo Stato non c’è”, difendiamo Mussolini perché “fino a quando non s’immischiò con Hitler aveva fatto cose buone”.

Andiamo: un po’ di serietà Signori! Siamo l’Italia, ci meritiamo di meglio. Siamo come la più bella delle donne che per incomprensibili ragioni non capisce quanto vale il proprio fascino: può avere il mondo ai suoi piedi, ma finisce per innamorarsi di uno stronzo e perde la ragione.

 

 

A pensar male (non) si fa peccato

Immagine

Calo d’affluenza clamoroso per le amministrative. Disaffezione alla politica? Voto di protesta? Macché. È un problema di democrazia. L’elettore italiano ha visto la formazione –per mano di Napolitano- di un governo tecnico prima e di un governassimo poi, senza che il proprio voto (espresso democraticamente) abbia potuto determinare qualcosa di rilevante. Allora perché meravigliarsi?

Certo, per le amministrative si utilizza una legge elettorale diversa da quella nazionale che riesce (in maniera quantomeno sufficiente) a garantire l’espressione della volontà cittadina (o almeno così la pensano gli esperti).

Purtroppo però la percezione delle persone non riesce sempre a comprendere la differenza tra ciò che è nazionale e ciò che è locale, da ciò che è bene e ciò che è male.  Vince sempre il detto : “So’ tutti uguali”. E a  pensar male –oltre che a fare peccato- finiscono per danneggiare sé stessi.

 A pensar male però, lo diceva anche Andreotti- si fa peccato, è vero, ma spesso ci si azzecca”.