Decadente

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Berlusconi non sarà più un senatore, non farà più politica, almeno nel parlamento della Repubblica Italiana.

Cosa altro aggiungere dopo la decisione della Giunta per le Elezioni del Senato? Anche se per ora è solo una proposta da sottoporre al Parlamento, sembra quasi impossibile che sia successo. Sembra una finzione.Nemmeno i giornali danno alla notizia il clamore che meriterebbe. Pare che nessuno voglia fare troppo rumore. Come se, risvegliandosi da un brutto sogno, uno voglia vedere cosa succede dopo: se continua l’incubo o se si torna alla vita, quella vera.

La storia di Silvio Berlusconi è parte della storia italiana e quella non andrà mai via e la storia ci dirà se è stato davvero un uomo giusto o sbagliato.

Forse da domani cambierà la politica, forse è già cambiata, forse non cambierà proprio un bel niente o non è mai cambiato, ma l’occasione di prendere strade diverse dal passato, quella sì ce l’abbiamo. Perciò -senza tanto rumore e sapendo che mancherai tanto al Corsivista per le infinite ispirazioni che ci hai offerto- Silvio addio!

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Io non sono (lo) Stato

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Di tutte le attese legate all’ evoluzione politica di queste ore, il discorso di Berlusconi è la cosa che colpisce meno di tutte. Tecnicamente la sua capacità comunicativa rimane la stessa, ma ha perso d’efficacia. A Roma direbbero: “A Berluscò nun te crede più nessuno!”.

Eppure non è difficile immaginare che il venturo (vecchio)  partito Forza Italia -che scenderà (di nuovo) in campo- avrà un largo consenso. Le parole del Caimano -specie quelle che pregano gli italiani di ribellarsi- sono troppo invitanti per chi è stato vittima negli anni dei soprusi di governi incapaci di far crescere il Paese.

Ed ora – come nelle più antiche tradizioni mafiose- le parole di Berlusconi vengono a dirti: ” Caro italiano fai guerra alla magistratura, fai guerra allo Stato. Io ci sarò comunque, decaduto o meno ti sarò vicino.”

A guardare Berlusconi uno si potrebbe legittimamente domandare se “ci fa” o “ci è”. Ma si capisce subito che il Cavaliere è uno che “ci fa” e anche bene. Piuttosto è chi gli va dietro che fa sorgere qualche dubbio sulla propria integrità mentale.

Forse aveva ragione Shakespeare nel dire che un’epoca terribile è quella in cui gli idioti governano i ciechi.

Cucchi eri un pesce piccolo

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Cosa succede quando ci si preoccupa troppo dei pesci grossi? Che ai pesci piccoli non ci pensa nessuno e -che siano in un acquario o in mare aperto- potrebbero finire male.

Benny Zamboli, moglie di un detenuto, scrive sulla bacheca Facebook di Pannella un appello disperato: “Signor Pannella, le chiedo aiuto per mio marito, è nel carcere di Campobasso e oggi mi ha telefonato dicendo che da sabato è in isolamento. Si chiama Califano Vincenzo, Piangeva dicendo che lo stanno picchiando da sabato e che se succede qualcosa non è un suo gesto vi prego aiutatemi”.

Per rispetto di chi legge non riporto i commenti di alcuni utenti che hanno voluto rispondere alla signora, commenti che  non sarebbero sopportabili nemmeno dopo un’accurata parafrasi. Chiaramente c’è un problema di non poco conto: mentre lo Stato si interroga sulle sorti giudiziarie di uno (Berlusconi), non riesce a garantire per molti uno sconto di pena in pieno rispetto della dignità umana.

La tristezza di queste realtà si trasforma in rabbia viscerale quando si pensa ad esempio ai guanti bianchi con i quali spesso  vengono trattati mafiosi, i quali -oltre a rappresentare un costo maggiore per le casse statali- dal carcere organizzano affari, costruiscono imperi. Immaginate voi un padrino malmenato dai poliziotti? Certo che no. È più facile accanirsi con chi non conta niente, contro i pesci piccoli.

Quella delle carceri italiane è troppo spesso una realtà fatta di violenza e di non giustizia. Ad ogni modo però rassegnarsi allo stato delle cose sarebbe come imprimere più forza nelle manganellate, nei cazzotti , nei calci inferti ai detenuti.

Nulla di più atroce sarebbe assistere inermi all’ennesimo caso Cucchi. Uno come lui sì, era un pesce davvero piccolo.

Si cerchi di fare luce su Vincenzo Califano, prima che la luce (eterna) illumini lui.

Pulizie di fine luglio

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Domani potrebbe essere uno di quei momenti che ritroveremo negli anni a seguire sui libri di scuola. Silvio Berlusconi condannato. Definitivamente.

Le conseguenze di una tale sentenza -che si riferisce al caso Mediaset– porterebbero molti parlamentari del Pdl a dimettersi. Almeno così dicono (minacciano). La cosa sembra preoccupare tutti: il Governo potrebbe cadere, l’Italia potrebbe avere forti ripercussioni economiche, bla bla bla.

Perché non farla più semplice? Se Berlusconi verrà condannato e se molti decideranno di seguire la sua sortita dalla scena politica sarà solo un bene.

Crollerà il governo? Pazienza, ci siamo abituati. Ma perlomeno quando se ne costituirà un altro ci sarà meno erba cattiva a contaminare il campo della politica italiana (passatemi il linguaggio grillesco!) e al massimo da dopodomani si comincerà a notare un’insolita pulizia. Tranquilli, piano piano ci si abitua.

The show must go on

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“Se non sapeva è anche peggio”. L’ha detto Renzi ieri in un’estenuante intervista riferendosi all’ Alfanogate. Ed ha ragione da vendere.

Facile però parlare quando non governi un paese insieme al nemico. Nel caso specifico invece le cose stanno proprio così: il Pd non poteva sfiduciare il Vicepremier, sarebbe stato il collasso che Napolitano aveva parafrasato con veemenza pochi giorni fa. Questo è, purtroppo, non se ne scappa.

A preoccupare davvero non è la vicenda in sé (del resto siamo abituati a vederne di tutti i colori e a passarci sopra), quanto il fatto che da ora in poi le future crisi di governo potrebbero essere giustificate con la scusa di mandare avanti il Paese e di non provocare ulteriori problemi.

Prepariamoci quindi ad una nuova era, in cui tutto è concesso. O meglio, prepariamoci ad assistere a scene appartenenti al passato. The show must go on.

Silvio, un uomo solo

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Dopo la (ennesima) condanna del Cavaliere (stavolta) per concussione  e prostituzione minorile c’è da fare una riflessione non tanto su Berlusconi politico, quanto su Berlusconi uomo (anche se le due cose non dovrebbero essere scindibili).

È necessario premettere che se ha sbagliato è giusto che paghi. Non ci sono altre possibilità per la legge.  Quello però su cui bisogna soffermarsi è l’immagine di una persona in costante salita che ora non può far altro che cascare giù a ruzzoloni.

Cosa spinge una persona ad andare oltre? Ad osare, a prendersi certi rischi contra legem? Il potere? Forse. L’incoscienza? Può essere. Probabilmente però si tratta di qualcosa di più celato. La solitudine.

Silvio Berlusconi è un uomo solo. Non sono mai bastati i collaboratori, i colleghi politici, gli elettori, i giocatori del Milan, i suoi dipendenti,  gli splendidi figli le mogli (che pure in qualche modo gli avranno voluto bene). Silvio forse s’è sempre sentito solo. Insicuro. Inetto. Nel segreto, certo, non ci piove. Ma ha voluto dimostrare a tutti (e secondo molti c’è riuscito) di essere un grand’uomo, sicuro di sé, spavaldo ed invincibile. In tanti gli hanno creduto dall’inizio, e lui è andato avanti, come un tossicodipendente con l’eroina: difficile uscire dal giro.

Ha voluto donne giovani compromettendo il suo potere, si è rifatto faccia e capelli per apparire più giovane, ha corrotto per avere più soldi necessari a comprare dosi sempre più consistenti di quella droga che l’ha fatto entrare nel giro.

Se potesse tornare indietro –come qualsiasi tossicodipendente- non rifarebbe questa vita: al diavolo il potere, la figa e il chirurgo plastico. Sarebbe calvo ma contento o forse sarebbe in mezzo ai sindacati a protestare per il mancato finanziamento per la sua piccola impresa locale. Sì, sarebbe anche lui coinvolto dalla crisi, ma insieme alla sua famiglia, con dignità. La crisi economica ora non la paga di certo , ma ce n’è un’altra che  Berlusconi sconta comunque, quella interiore. Lo negherà, avrà sempre il suo sorriso a trentadue denti, ma è una maschera e il sipario ormai è chiuso.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra, la mancanza di morale è a destra

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Forse mi convincerò che Renzi possa essere un buon segretario. O forse è la vecchia sinistra che non convince più. Ma poi, cos’è la sinistra? Un partito collassato che per sopravvivere ha dovuto fare un governo con la destra? O è l’estremismo ideologico che tutto predica e niente conclude? Oppure ancora può essere considerato di sinistra il Movimento Cinque Stelle che si fonda su temi di uguaglianza, lavoro, ribellione e poi segue per filo e per segno i dettami di un comico senza cultura?

A pensarci bene allora è meglio Renzi, sì, quello che incontra Berlusconi, Briatore, D’Alema (ah D’Alema, ecco lui è di sinistra!). Sì, è meglio Renzi , perché finora è stato al posto suo continuando a ricoprire con dignità il proprio ruolo e perché non bada ai moralismi di cui è denso il Pd: parli con Berlusconi e sei subito di destra (e Letta che ci ha fatto un governo?), vai a pranzo con Briatore e sei un fighetto (può darsi), vai da Maria de Filippi e tutti sono pronti a puntare il dito senza pensare che anche chi guarda la tv spesso è anche un elettore, e senza considerare il fatto che dalla De Filippi ci siano andati anche Gino Strada (Emergency) e Don Ciotti (Libera), che non sono proprio persone di destra.

È il perbenismo la vera catena che lega la sinistra, perché se è vero che la destra è spesso priva di etica (si vedano le molteplici leggi portate in parlamento sul tema della giustizia finalizzate a salvare il Grande capo), a sinistra c’è un eccesso di moralismo fine a sé stesso che non produce benessere.

Cambiano le stagioni, ma Gaber -a distanza di oltre dieci anni- è ancora attuale quando alla mente torna quel ritornello che fa: “l’ideologia, l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia!”.

Poi uno si domanda perché certi cantautori hanno fatto la storia!