Fassina chi?

 

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi con quel “Fassina chi?”.

E’ stata una frasetta da miserabile. E Fassina ha fatto bene a dimettersi da viceministro.

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi, perché una frase del genere non si giustifica nemmeno in nome di quella “rottamazione” tanto acclamata. Fassina infatti è su per giù suo coetaneo, non di certo un dinosauro della politica da mandare in pensione.

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi perché Adesso(!) non è soltanto il sindaco di Firenze, ma anche segretario di uno dei più importanti partiti italiani.

Oltre a rivedere il suo cattivo gusto (che in fondo dimostra il suo spessore politico), Renzie dovrebbe ricordarsi che l’arroganza scagliata contro un’idea di un altro, non s’accorda molto bene con il partito che guida, Partito…democratico, per l’appunto.

Il porcello che dice brutto all’orango

Immagine

“Vedo la Kyenge e penso a un orango”. Così ha detto Calderoli, il provocatore della Lega Nord passato alla storia per il “porcellum”, la legge elettorale di cui è l’autore. E a furia di provocazioni Calderoli si è guadagnato uno spazio privilegiato nel trash della politica italiana. Si pensi alle campagne anti islam per le quali sfoggiò una t-shirt che derideva Maometto ed inventò il maiale-day (le cui carni sono cibo proibito dal Corano).

Si diverte Calderoli e dà voce a qualsiasi cosa gli passi per la testa. Ha avuto da ridire anche sul nome di Papa Benedetto XVI, perché: “avrei preferito si chiamasse Crautus I”. E poi -come un vero sceriffo- giù a chiedere la pena di morte, la castrazione chimica, a lanciare taglie per i delinquenti. Calderoli è anche quello che riferendosi a Rula Jebreal, giornalista palestinese di La7 , la definì “abbronzata” (Berlusconi docet).

Ad infoltire il bizzarro portfolio di Calderoli fu la notizia del possesso di una tigre, data poi via “perché aveva mangiato un cane”. Ora al posto della tigre ci sono due lupi (dai quali lo stesso Calderoli è rimasto ferito ad un polpaccio). Ecco, una persona di questo calibro, in un Paese come l’Italia fa il Vicepresidente del Senato. Non bisogna di certo prendersela con lui. Se è arrivato dove è arrivato significa infatti che qualcuno l’ha votato. E se qualcuno ha pensato di accordargli la fiducia affinché potesse fare le veci della seconda carica dello Stato allora c’è seriamente qualcosa che non va. L’Italia merita di meglio.

Silvio, un uomo solo

Immagine

 

Dopo la (ennesima) condanna del Cavaliere (stavolta) per concussione  e prostituzione minorile c’è da fare una riflessione non tanto su Berlusconi politico, quanto su Berlusconi uomo (anche se le due cose non dovrebbero essere scindibili).

È necessario premettere che se ha sbagliato è giusto che paghi. Non ci sono altre possibilità per la legge.  Quello però su cui bisogna soffermarsi è l’immagine di una persona in costante salita che ora non può far altro che cascare giù a ruzzoloni.

Cosa spinge una persona ad andare oltre? Ad osare, a prendersi certi rischi contra legem? Il potere? Forse. L’incoscienza? Può essere. Probabilmente però si tratta di qualcosa di più celato. La solitudine.

Silvio Berlusconi è un uomo solo. Non sono mai bastati i collaboratori, i colleghi politici, gli elettori, i giocatori del Milan, i suoi dipendenti,  gli splendidi figli le mogli (che pure in qualche modo gli avranno voluto bene). Silvio forse s’è sempre sentito solo. Insicuro. Inetto. Nel segreto, certo, non ci piove. Ma ha voluto dimostrare a tutti (e secondo molti c’è riuscito) di essere un grand’uomo, sicuro di sé, spavaldo ed invincibile. In tanti gli hanno creduto dall’inizio, e lui è andato avanti, come un tossicodipendente con l’eroina: difficile uscire dal giro.

Ha voluto donne giovani compromettendo il suo potere, si è rifatto faccia e capelli per apparire più giovane, ha corrotto per avere più soldi necessari a comprare dosi sempre più consistenti di quella droga che l’ha fatto entrare nel giro.

Se potesse tornare indietro –come qualsiasi tossicodipendente- non rifarebbe questa vita: al diavolo il potere, la figa e il chirurgo plastico. Sarebbe calvo ma contento o forse sarebbe in mezzo ai sindacati a protestare per il mancato finanziamento per la sua piccola impresa locale. Sì, sarebbe anche lui coinvolto dalla crisi, ma insieme alla sua famiglia, con dignità. La crisi economica ora non la paga di certo , ma ce n’è un’altra che  Berlusconi sconta comunque, quella interiore. Lo negherà, avrà sempre il suo sorriso a trentadue denti, ma è una maschera e il sipario ormai è chiuso.

Mi sono fatto da solo

Immagine

Non sorprende lo show che Berlusconi ha fatto stasera su Rai1 a Porta a Porta. Una serata interamente dedicata a lui, con il solito Vespa che cerca di fare il giornalista incalzante per poi fungere da spalla al comico più esilarante della politica italiana.

Intanto, tra una risata ed un’altra, Berlusconi ci infila due o tre concetti chiave che aprono la strada per una campagna elettorale vincente.

1) La colpa è degli altri: Fini e Casini (che adesso si alleano insieme a Monti) sono dei traditori. “Se avessi avuto i 40 voti che Fini si è portato via non sarebbe caduto il mio governo”- ha detto. Qualcuno gli ricordi (e si ricordi) che quel governo in precedenza si salvò grazie a voltafaccia della stessa sostanza di Scillipoti. Altro nemico è Tremonti: “Mica è colpa mia se siamo caduti” dice il Cavaliere, “No, si figuri” dice Vespa, “mica è colpa sua, su questo siamo d’accordo”. Perciò dice Berlusconi: “Se vinciamo farò il Ministro dell’Economia, così avrò più poteri”.

2) Il Presidente del Consiglio non ha poteri: “Bisogna cambiare la Costituzione. Un Presidente non può fare niente in questo Paese”- continua a ripetere Berlusconi. E certo, lui ne ha avuti pochi di poteri, poverino. Uno qualunque, con i suoi capi d’accusa, sarebbe da anni al fresco, ma va béh, è bravura degli avvocati quella. I poteri di Berlusconi vanno al di là di ogni tribunale e di ogni indecente votazione con cui lo stesso parlamento italiano dichiara possibile che una  Ruby sia la nipote di Mubarak. Sa bene, Berlusconi, che quando ha voluto ha anche potuto, e l’ha fatto con i Decreti legge. Di per sé un decreto legge è un atto che il Governo ha potere di adottare “in casi straordinari di necessità e urgenza” . Ma nel caso del governo Pdl sono stati fatti decreti legge anche per riformare la Protezione Civile, i quali vertici -guarda caso- sono tutti finiti nei guai con la giustizia.

3) Mi sono fatto da solo: anche in questa campagna elettorale continua la teoria del self made man. Certamente quel vecchio volpone di Silvio a 76 anni può dire con soddisfazione di averne fatte di cose, ma -con totale inconsapevolezza- il Cavaliere tralascia il fatto che uno stato non è un’azienda, né una squadra di calcio. Col marketing e la pubblicità si illudono le persone e si va avanti felici, fino a quando poi però a ridere sono gli altri.

Immagine