Il porcello che dice brutto all’orango

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“Vedo la Kyenge e penso a un orango”. Così ha detto Calderoli, il provocatore della Lega Nord passato alla storia per il “porcellum”, la legge elettorale di cui è l’autore. E a furia di provocazioni Calderoli si è guadagnato uno spazio privilegiato nel trash della politica italiana. Si pensi alle campagne anti islam per le quali sfoggiò una t-shirt che derideva Maometto ed inventò il maiale-day (le cui carni sono cibo proibito dal Corano).

Si diverte Calderoli e dà voce a qualsiasi cosa gli passi per la testa. Ha avuto da ridire anche sul nome di Papa Benedetto XVI, perché: “avrei preferito si chiamasse Crautus I”. E poi -come un vero sceriffo- giù a chiedere la pena di morte, la castrazione chimica, a lanciare taglie per i delinquenti. Calderoli è anche quello che riferendosi a Rula Jebreal, giornalista palestinese di La7 , la definì “abbronzata” (Berlusconi docet).

Ad infoltire il bizzarro portfolio di Calderoli fu la notizia del possesso di una tigre, data poi via “perché aveva mangiato un cane”. Ora al posto della tigre ci sono due lupi (dai quali lo stesso Calderoli è rimasto ferito ad un polpaccio). Ecco, una persona di questo calibro, in un Paese come l’Italia fa il Vicepresidente del Senato. Non bisogna di certo prendersela con lui. Se è arrivato dove è arrivato significa infatti che qualcuno l’ha votato. E se qualcuno ha pensato di accordargli la fiducia affinché potesse fare le veci della seconda carica dello Stato allora c’è seriamente qualcosa che non va. L’Italia merita di meglio.

Mario vatti a scaldare

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Che sia stato un governo impopolare, lo sa anche chi di quel governo ne è stato il capo. Mario Monti è consapevole di aver perso molta della fiducia che gli italiani sembravano dargli all’inizio del suo mandato. Per questo motivo ancora non dice se si candiderà o meno per le elezioni di febbraio.

La sua tattica è quella di sfruttare l’immagine che l’ha caratterizzato da sempre, quella figura  di salvatore della patria che firma decreti legge eroici come -per l’appunto- il “Salva Italia”. La strategia è quella di far sì che siano i partiti a chiamarlo in campo, anche perché il Presidente Giorgio Napolitano gli ha chiesto –per il momento- di rimanere in panchina.

I metodi montiani potrebbero non essere democraticamente corretti, ma forse in questo caso il fine giustifica i mezzi. Il fine dev’essere lo stesso per il quale l’economista fu chiamato a governare: tenere basso lo spread e assicurare stabilità e credibilità in Europa. Un progetto che non può essere completato in un anno, malgrado Monti stesso dica: “Mission complete”. Di compiuto non c’è quasi niente perché a parte la fantaeconomia, mancano soldi per i pensionati e per la sanità, manca il lavoro per i giovani e le tasse sono troppe e troppo alte.

Una situazione che nessun partito politico italiano potrà sostenere e contrastare. Il PD è troppo eterogeneo, il PDL troppo personalistico e privo di contenuti extra-mediatici. Perciò, con tutti i mezzi ora bisogna continuare la “mission impossible” con la politica di Mario Monti, e mandare in panchina, ancora per un po’, la vecchia politica, auspicando invece, che presto qualcuno dal bordoncampo del Quirinale gridi a gran voce: “Mario riscaldati. Entri tu”.