Non li ha delusi

Nonostante la pressione del Pd, Ignazio Marino ha ritirato le sue dimissioni annunciate lo scorso 12 ottobre. Aveva detto ai suoi sostenitori “Non vi deluderò!”, e ha mantenuto la promessa. Chapeau!

Però la sensazione che il sindaco abbia vinto solo una battaglia di una guerra molto più lunga e più impegnativa di quante siano le sue forze c’è ed è tangibile.

È altrettanto tangibile il fatto che per la prima volta Renzi sia stato messo all’angolo. Non c’erano riusciti Bersani, Cuperlo e nemmeno Fassina (ridicolizzato dal Premier con quel memorabile quanto vile “Fassina chi?”). Non c’era riuscito nemmeno il Berlusconi tradito dal patto del Nazareno.

Renzi- che rappresenta non solo il partito, ma anche il Governo- aveva chiesto a Marino di dimettersi e non è stato ascoltato. Questo è il vero punto della questione. E’ chiaro che la vicenda di Marino non è un caso politico qualunque, quanto il passaggio fondamentale per la ridefinizione politica all’interno del Partito Democratico.

Una ridefinizione che puzza di rottura e i presupposti ci sono tutti: non solo la propensione dei renziani per una politica che propende verso il centro-destra e che fa accordi con personaggi del calibro di Verdini, ma anche la mancanza di ascolto da parte delle numerose voci di quello che solo per nome e non più per antonomasia è il Partito Democratico.

Le varie fronde interne al partito che da tempo cercano di lottare contro il Segretario -dopo la dimostrazione di forza di Marino- potrebbero trovare coraggio per crescere e andare avanti da soli. Sono loro che dovrebbero dare soccorso al sindaco e dare alle sue mancate dimissioni una collocazione politica ben precisa.

Se così non fosse la seconda vita al campidoglio del chirurgo genovese potrebbe essere solo un piccolo e penoso fuoco di paglia.

Menomale che Silvio (non) c’è!

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Gli elementi ci sono tutti: la crisi economica, due grandi potenze l’una contro l’altra e le armi pronte. Ma questa che sta per iniziare sarà davvero la terza guerra mondiale?

Tutto può essere. Ma una vicenda di qualche anno fa rende tutto più misterioso.

Il 2 novembre del 2000 è apparso sul web John Titor, un sedicente crononauta che ha affermato dal suo blog di provenire dall’anno 2036. Tornato indietro per recuperare un vecchio computer dell’IBM, Titor ha lasciato traccia di alcune sue dichiarazioni. Oltre ad affermare che in Iraq non sarebbero state trovate armi chimiche ma che una guerra sarebbe comunque stata combattuta, il viaggiatore del tempo ha parlato di una terza guerra mondiale, che avrebbe coinvolto L’America e la Russia.

Bufale a parte (quella di Titor è una vera e propria mistificazione senza fondamento), c’è seriamente il rischio che un evento del genere possa verificarsi. Diversi capi di Stato, come quelli di Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia sono pronti a seguire l’iniziativa bellica di Obama. Quest’ultima -che da quanto affermato è mossa dal senso di dovere che gli Usa hanno nei confronti del mondo- sarà contrastata da Putin e il suo esercito. Il presidente russo ha infatti detto che sarà accanto alla Siria in caso di attacco americano. 

In tutto questo c’è una nota positiva. Berlusconi -malgrado i suoi tentativi di rientro in campo- non sarà protagonista decisionale di un eventuale intervento italiano accanto al potente di turno.

E vi pare poco? Immaginiamolo lì in piazza Venezia: “Italiani!”.

Pulizie di fine luglio

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Domani potrebbe essere uno di quei momenti che ritroveremo negli anni a seguire sui libri di scuola. Silvio Berlusconi condannato. Definitivamente.

Le conseguenze di una tale sentenza -che si riferisce al caso Mediaset– porterebbero molti parlamentari del Pdl a dimettersi. Almeno così dicono (minacciano). La cosa sembra preoccupare tutti: il Governo potrebbe cadere, l’Italia potrebbe avere forti ripercussioni economiche, bla bla bla.

Perché non farla più semplice? Se Berlusconi verrà condannato e se molti decideranno di seguire la sua sortita dalla scena politica sarà solo un bene.

Crollerà il governo? Pazienza, ci siamo abituati. Ma perlomeno quando se ne costituirà un altro ci sarà meno erba cattiva a contaminare il campo della politica italiana (passatemi il linguaggio grillesco!) e al massimo da dopodomani si comincerà a notare un’insolita pulizia. Tranquilli, piano piano ci si abitua.