Beautiful Berlusconi

 

Dubito fortemente che le cose da stasera possano essere diverse . Del resto non sono abituato al cambiamento. Come non lo sono milioni di italiani che da quasi trent’anni tra Tangentopoli e Seconda Repubblica guardano e riguardano sempre il solito film.

E’ vero,a volte entriamo nella sceneggiatura, facendo la parte di chi si sveglia la mattina e va a protestare contro la “casta”, contro “i politici porci”, contro il “magna magna”. Ma poi dopo qualche città bruciata o qualche monumento imbrattato torniamo a casa. Torniamo in noi. E non cambia niente: vediamo le senatrici in nero in segno di lutto, i comizi davanti ad improbabili signori della terza età pagati per stare avvolti nella bandiera del Popolo della Libertà (ops… ora le bandiere sono quelle di Forza Italia, sì, come quelle del 1994).

E’ un post pessimista questo, perché se è vero che anche i film più lunghi poi finiscono è vero anche che Berlusconi assomiglia più ad uno di quegli attori di Beautiful: muore tante volte e resuscita -non si sa come- ogni santa volta.

La donna più bella del mondo

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L’Italia è un Paese strano. Di questo ce ne eravamo accorti e se n’erano accorti un po’ tutti, dalla ghignante coppia Sarkozy –Merkel fino al Cancelliere austriaco Faymann , che oggi s’è permesso (come dargli torto) di mettere il becco sulle stranezze di casa nostra affermando che Berlusconi è un intralcio e che Letta deve continuare a governare.

Più che strano però -che suona come un’ aggettivazione ormai passata e pedante- sarebbe meglio dire che l’Italia è una nazione in profonda crisi con se stessa. Girando quasi tutte le piazze del Bel Paese troveremmo ovunque persone lamentarsi: “questi politici fanno schifo, mangiano tutto, qui non cambia mai niente, ci vuole una rivoluzione”. Poi magari sono proprio loro i primi a parlare con amici degli amici per farsi togliere una multa “per parcheggio nei posti riservati ai portatori di handicap”, ad evadere le tasse, a costruire case abusive, a corrompere professori universitari. Questo Paese, fatto di queste persone, finisce poi -una volta chiamato al voto- per concedere rappresentanza politica a chi è causa delle proprie lamentele quotidiane. E questa è la contraddizione di base.

Siamo un popolo ipocrita, insicuro e al tempo stesso lassista. Ci (af)fidiamo di chi per anni e anni ha fatto passare leggi abominevoli e ha tenuto in standby il Paese, chiediamo di farci rappresentare da un delinquente ma ci scaldiamo tanto, per esempio, se ad un reo rumeno vengono concessi gli arresti domiciliari. Siamo clementi con la mafia che: “in qualche modo protegge dove lo Stato non c’è”, difendiamo Mussolini perché “fino a quando non s’immischiò con Hitler aveva fatto cose buone”.

Andiamo: un po’ di serietà Signori! Siamo l’Italia, ci meritiamo di meglio. Siamo come la più bella delle donne che per incomprensibili ragioni non capisce quanto vale il proprio fascino: può avere il mondo ai suoi piedi, ma finisce per innamorarsi di uno stronzo e perde la ragione.

 

 

La scelta

George McGovern era un senatore americano. Ai più (come me) sconosciuto, è morto ieri a novant’anni. La notizia della sua scomparsa non fa rumore, diamine, era un vecchietto.

Senz’altro però, a leggere i suoi frammenti biografici viene da pensare all’importanza delle scelte. Importanti , banali, scelte comunque. L’esistenza del senatore è stata segnata dalle elezioni del ‘72 contro Richard Nixon, elezioni in cui venne sonoramente sconfitto. Tra i punti chiave del suo programma c’era l’abbandono della guerra del Vietnam. Non era uno spot, McGovern ci credeva davvero, tanto da essere considerato uno dei più a sinistra tra i democratici.

Detto questo cosa sarebbe successo se McGovern avesse vinto? Cosa sarebbe ora l’America senza quella Guerra? Avrebbe lasciato quelle successive? Avrebbe sperimentato pacifiche vie di potere?

Le scelte sono importanti tanto quanto le conseguenze che portano, ma quando se ne intraprende una non si è quasi mai consapevoli di ciò che si sta facendo. La vita poi fa il suo, cambia il percorso migliaia di volte, la rotta che uno cerca di seguire va in frantumi, i progetti poi, sembrano così ridicoli davanti agli scherzi del fato.

Al di la delle questioni prettamente esistenziali –per le quali ci vorrebbe un trattato specifico in stile filosofico- c’è qualcosa su cui a mio avviso, vale la pena ragionare.

Andiamo di fantasia: se dopo la scoperta del fuoco un nostro antenato preistorico, in preda alla depressione da Homo Solitarius, avesse preso a fare il piromane, si sarebbe mai scoperta la vera utilità dell’energia combustibile? Se i Sumeri non avessero inventato la ruota ci saremmo evoluti con la gobba? Se Gesù avesse scelto le opere cattive a quelle buone saremmo tutti dei delinquenti?

Non possiamo dirlo. Possiamo solo immaginare. Immaginare per esempio che se tanti anni fa, un giovane tredicenne di Scampia avesse scelto di allontanarsi dalla delinquenza potrebbe oggi vivere libero; immaginare che se si scegliesse di non fare la Tav molte persone vivrebbero meglio, poveri, ma felici; immaginare che se gli elettori del Lazio avessero scelto Emma Bonino al posto della Polverini magari qualche ospedale in più lo si poteva salvare; immaginare che se Berlusconi avesse scelto di non scendere in campo forse adesso non ci sarebbe bisogno di dipendere dalla Germania; immaginare ad esempio che se la politica italiana avesse scelto di spendere di meno in aerei militari, si sarebbero potuti creare migliaia di posti di lavoro per tanti giovani.

L’immaginazione stessa è una scelta. È la scelta di un mondo che può essere diverso.

Riposa in pace senatore McGovern.