Il serpente sulla croce

“Chi non vive per servire, non serve per vivere”- ha detto Francesco nella messa di ieri a suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti durante l’anno, facendo chiaro riferimento all’imbarazzante vicenda di Vatileaks 2. Una vicenda sintetizzata dal Pontefice con l’immagine del “serpente sulla croce”. L’animale più infimo per antonomasia che- oltre alla lingua- in questo caso ha la testa biforcuta, quella di Monsignor Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui.  Sono loro che hanno tradito. Sono loro che hanno violato il segreto di stato e che quindi meritano di scontare una pena , così come prevede la legge.

Sarebbe interessante capire però cosa significhi -all’interno del Clero- la parola “servire”.

Perché se uno si mette a guardare i fatti può pure pensare che “servire” sia un termine auto-riferito. Ad esempio (come anticipa il giornalista Emiliano Fittipaldi, nel suo prossimo libro “Avarizia”) i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù “servivano per ristrutturare il superattico del cardinale Tarcisio Bertone. Oppure un elicottero pagato 23 mila e 800 euro (sempre con i soldi del Bambino Gesù”)  è “servito” nel 2012 a trasportare Bertone dal vaticano alla Basilica “per alcune attività di marketing dell’Ospedale”.

Quando sono i politici a fare intrallazzi uno si lamenta, sbraita e protesta, ma quando chi professa il nome di Gesù sulla Terra si “serve” della sua grandezza espandere quella del proprio patrimonio, le proteste non bastano più. Si sale allo stadio dello sdegno. Si rimane disarmati.

Una chiesa così “serve”?

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Il coraggio dei numeri primi

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Chiambretti si starà mangiando le mani ora che la sua trasmissione non è più in onda. Senz’altro lo show pensato per  “i soli numeri uno” avrebbe avuto nel suo parterre il primo in assoluto: Mario Javier Bergoglio, il primo papa ad aver emozionato seriamente le generazioni under 30 (che quando fu eletto Giovanni Paolo II non erano ancora  nate), il primo pontefice latino americano, primo a chiamarsi Francesco, primo gesuita della storia della Chiesa.

Al di là dei numeri, ciò che colpisce davvero di Papa Francesco è un’intuizione di empatia che proviene dal suo sguardo; affascina soprattutto la sobrietà, comunicata dall’ abito talare bianco e dal crocifisso in ferro scevro dell’oro che contraddistingue le navate degli edifici ecclesiastici vaticani.

“La Chiesa cammini nella Luce”- ha detto Francesco, ma l’impressione è che questa sia  solo un puntino ancora lontano, come un miraggio post sbronza. Della serie: “ci stiamo riprendendo, ma ancora gira troppo la testa per essere davvero sobri”.

Sul fronte politico -che di sobrietà dialettica neanche a parlarne- arriva comunque qualche accenno di moderazione.  I Grillini -che tanto assomigliano alle persone comuni- dicono che  gli stipendi dei parlamentari saranno tagliati di molto. Una promessa che -a quanto pare- potrebbe essere fatta anche dal Partito Democratico. Ma se al vaticano devono riprendersi da una fragorosa ubriacata, nelle camere della politica bisogna ancora digerire le grandi abbuffate dei decenni scorsi e per quanto la democrazia orizzontale promossa dal M5S possa sollevare temi finora mai affrontati- ci vorrà del tempo prima di defecare l’indigesto pasto degli eccessi. Un primo passo verso il miraggio della sobrietà dovrebbe farlo Bersani, ne trarrebbe solo vantaggi: si smarcherebbe dalla sua immagine impopolare e sarebbe il primo -tra i vecchi politici- a fare un passo tanto importante. Così Chiambretti rosicherebbe ancora una volta.

Habemus Premier

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Al di là delle dietrologie del caso e delle fantasiose quanto possibili origini della scelta del Papa di “dimettersi”, credo che Ratzinger abbia fatto proprio la cosa giusta. Insomma gli si può dire di tutto: “Papa freddo”, “Inespressivo”, “Conservatore”, “Bigotto”, ma non che non abbia svolto il suo compito, quello cioè di rappresentare Gesù sulla terra. Ok va bene Gesù era povero e lui ricchissimo, ma erano tempi diversi quelli in cui si moltiplicavano pani e pesci per sfamare i convitati. E poi la ricchezza in fin dei conti non è mai stata sua, ma di tutto ciò che fino al 28 febbraio rappresenterà.

Il gesto di stamattina invece gli fa onore. Come Cristo ha mostrato il volto umano di colui che stanco lascia spazio a chi può fare meglio.  Ci si indigna molto meno per il sistema politico che di rinnovamento non vuole saperne e che negli anni ha rappresentato per il nostro Paese la vera rovina. Eppure ci apprestiamo a votarlo e ancora metteremo la “x” sui soliti nomi perché siamo rassegnati al fatto che non potremo mai aspettarci -da chi non ha saputo rappresentare le nostre aspettative- una decorosa dimissione.

Per esempio Silvio Berlusconi non si “dimette” mai? Qualcuno pensa che data la sua ambizione voglia superare il traguardo di Benedetto XVI. Chissà, magari in un futuro lontano sentiremo dire: “Habemus Premier, Silvio XVII”