Non li ha delusi

Nonostante la pressione del Pd, Ignazio Marino ha ritirato le sue dimissioni annunciate lo scorso 12 ottobre. Aveva detto ai suoi sostenitori “Non vi deluderò!”, e ha mantenuto la promessa. Chapeau!

Però la sensazione che il sindaco abbia vinto solo una battaglia di una guerra molto più lunga e più impegnativa di quante siano le sue forze c’è ed è tangibile.

È altrettanto tangibile il fatto che per la prima volta Renzi sia stato messo all’angolo. Non c’erano riusciti Bersani, Cuperlo e nemmeno Fassina (ridicolizzato dal Premier con quel memorabile quanto vile “Fassina chi?”). Non c’era riuscito nemmeno il Berlusconi tradito dal patto del Nazareno.

Renzi- che rappresenta non solo il partito, ma anche il Governo- aveva chiesto a Marino di dimettersi e non è stato ascoltato. Questo è il vero punto della questione. E’ chiaro che la vicenda di Marino non è un caso politico qualunque, quanto il passaggio fondamentale per la ridefinizione politica all’interno del Partito Democratico.

Una ridefinizione che puzza di rottura e i presupposti ci sono tutti: non solo la propensione dei renziani per una politica che propende verso il centro-destra e che fa accordi con personaggi del calibro di Verdini, ma anche la mancanza di ascolto da parte delle numerose voci di quello che solo per nome e non più per antonomasia è il Partito Democratico.

Le varie fronde interne al partito che da tempo cercano di lottare contro il Segretario -dopo la dimostrazione di forza di Marino- potrebbero trovare coraggio per crescere e andare avanti da soli. Sono loro che dovrebbero dare soccorso al sindaco e dare alle sue mancate dimissioni una collocazione politica ben precisa.

Se così non fosse la seconda vita al campidoglio del chirurgo genovese potrebbe essere solo un piccolo e penoso fuoco di paglia.

Fassina chi?

 

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi con quel “Fassina chi?”.

E’ stata una frasetta da miserabile. E Fassina ha fatto bene a dimettersi da viceministro.

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi, perché una frase del genere non si giustifica nemmeno in nome di quella “rottamazione” tanto acclamata. Fassina infatti è su per giù suo coetaneo, non di certo un dinosauro della politica da mandare in pensione.

Non avrebbe potuto fare di peggio Renzi perché Adesso(!) non è soltanto il sindaco di Firenze, ma anche segretario di uno dei più importanti partiti italiani.

Oltre a rivedere il suo cattivo gusto (che in fondo dimostra il suo spessore politico), Renzie dovrebbe ricordarsi che l’arroganza scagliata contro un’idea di un altro, non s’accorda molto bene con il partito che guida, Partito…democratico, per l’appunto.

Oh ragassi! Siam mica qui a …


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Bersani vince le Primarie. La cosa si potrebbe commentare in mille modi. Fatto sta che l’elettorato della sinistra italiana ha votato per il vecchio. Perché, diciamolo una volta per tutti: Bersani è un brav’uomo, ma è vecchio dentro. Non aspettiamoci quindi- qualora dovesse un giorno diventare premier- cambiamenti radicali.

Per capire com’è fatto Pierluigi Bersani basta guardare al suo linguaggio. Se quello di Renzi è fresco, giovane e pure un po’ falsetto, quello del segretario del Partito è verace, agreste, quasi bucolico.

Forse è stato per questo che l’Italiano medio ha riposto più fiducia in lui che nel Sindaco di Firenze. Gli italiani sono ancora immaturi per passi nel buio e restano più affascinati da uno che dice: “oh ragassi…” con l’aria da zio buono, piuttosto che da uno che parla di blogger siriani che raccontano la primavera araba. Quella di Bersani è poesia…

“Oh, ragassi… siam mica qui a fare la permanente ai cocker”. “Oh, ragassi… siam mica qui a spalmare l’Autan alle zanzare”. “Oh, ragassi… siam mica qui a rompere le noci a Cip e Ciop”. “Oh, ragassi… non è che a Lampedusa montiamo le tende per metterci le tedesche”.“Oh, ragassi… se il maiale vuol diventare una porchetta non va mica dal parrucchiere”.

E gli italiani sono ancora un popolo di poeti…o di vecchi.

Rosy Bindi smette di suonare

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Rosy Bindi vuole rimanere ancora nel PD nonostante molti (i renziani) la ritengano un “disco rotto”. Si sa che la signora Bindi sostiene Bersani. Ma se dovesse vincere Vendola? Come si concilia una fervente cattolica con un omosessuale dichiarato che lotta per i diritti che in un paese civile gli spetterebbero?

Un tempo suora Rosy dichiarava: “Ho avuto paura con i DICO di dannarmi l’anima”. E chissà se  quest’anima pia potrà entrare in paradiso, dopo che in passato appoggiò quel disegno di legge del Governo Prodi che dava giusto qualche diritto in più alle coppie di fatto.

Ora però le elezioni sono vicine e dell’anima non si cura più nessuno, nemmeno la Bindi che ha affermato: “Sono d’accordo con la proposta di Bersani per le unioni civili gay sul modello tedesco“.

Insomma chi ci capisce è bravo! Ma stavolta ha ragione Renzi. Rosy Bindi è un disco rotto e non suona più.