Vaffanculo

Vaffanculo:

  1. (volgare) insulto duro, come dire “vattene”, esortazione a smettere e andarsene; andrebbe rivolto a una singola persona (ad esempio: ma vaffanculo, va!), ma  c’è chi lo usa anche al plurale (vaffanculo tutti quanti!)
  2. Altri esempi
  • Mi sono preso un vaffanculo
  • Ha seminato vaffanculi (o vaffanculo) uscendo dalla stanza

Diciamolo chiaramente: vaffanculo è una parola bellissima. E’ un’espressione liberatoria e carica di sfaccettature emozionali. Puoi dirlo scherzando o a muso duro, puoi dirlo quando vinci come segno di liberazione, oppure quando perdi per sfogare la rabbia. In ogni caso vaffanculo è una parola da cui non si può prescindere.

Certamente, essendo una parolaccia è bene usarla con moderazione e fuori da certi contesti. Ad esempio al bar con gli amici si può anche maneggiarla con disinvoltura. In chiesa ovviamente no. I preti, ad esempio non usano dire ‘vaffanculo’.

O meglio, non tutti i preti. E’ successo infatti che dopo le rivelazioni sui soldi del Bambin Gesù, usati dal cardinal Bertone per ristrutturare il suo attico, tale Don Dino Pirriparroco della diocesi di San Benedetto del Tronto, non sia riuscito a trattenersi ed abbia twittato:

Ecco, questo è quello che ha scritto. E -peccato o meno- di fronte a Vaffanculo del genere la parolaccia in questione diventa vocabolo insostituibile, perché esprime tutto. Punto e basta. Non si può sostituire.

Da sostituire invece è l’ipocrisia dei predicatori di povertà e Papa Francesco -che ieri ha detto: “Chi crede non può parlare di povertà e vivere come faraone”- sembra averlo capito bene. E qualora ce ne fosse bisogno sono certo che sarebbe pronto ad assolvere Don Pirri per la sua cinguettata fuori dai ranghi.

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Il serpente sulla croce

“Chi non vive per servire, non serve per vivere”- ha detto Francesco nella messa di ieri a suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti durante l’anno, facendo chiaro riferimento all’imbarazzante vicenda di Vatileaks 2. Una vicenda sintetizzata dal Pontefice con l’immagine del “serpente sulla croce”. L’animale più infimo per antonomasia che- oltre alla lingua- in questo caso ha la testa biforcuta, quella di Monsignor Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui.  Sono loro che hanno tradito. Sono loro che hanno violato il segreto di stato e che quindi meritano di scontare una pena , così come prevede la legge.

Sarebbe interessante capire però cosa significhi -all’interno del Clero- la parola “servire”.

Perché se uno si mette a guardare i fatti può pure pensare che “servire” sia un termine auto-riferito. Ad esempio (come anticipa il giornalista Emiliano Fittipaldi, nel suo prossimo libro “Avarizia”) i soldi destinati ai giovani dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù “servivano per ristrutturare il superattico del cardinale Tarcisio Bertone. Oppure un elicottero pagato 23 mila e 800 euro (sempre con i soldi del Bambino Gesù”)  è “servito” nel 2012 a trasportare Bertone dal vaticano alla Basilica “per alcune attività di marketing dell’Ospedale”.

Quando sono i politici a fare intrallazzi uno si lamenta, sbraita e protesta, ma quando chi professa il nome di Gesù sulla Terra si “serve” della sua grandezza espandere quella del proprio patrimonio, le proteste non bastano più. Si sale allo stadio dello sdegno. Si rimane disarmati.

Una chiesa così “serve”?

Habemus Premier

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Al di là delle dietrologie del caso e delle fantasiose quanto possibili origini della scelta del Papa di “dimettersi”, credo che Ratzinger abbia fatto proprio la cosa giusta. Insomma gli si può dire di tutto: “Papa freddo”, “Inespressivo”, “Conservatore”, “Bigotto”, ma non che non abbia svolto il suo compito, quello cioè di rappresentare Gesù sulla terra. Ok va bene Gesù era povero e lui ricchissimo, ma erano tempi diversi quelli in cui si moltiplicavano pani e pesci per sfamare i convitati. E poi la ricchezza in fin dei conti non è mai stata sua, ma di tutto ciò che fino al 28 febbraio rappresenterà.

Il gesto di stamattina invece gli fa onore. Come Cristo ha mostrato il volto umano di colui che stanco lascia spazio a chi può fare meglio.  Ci si indigna molto meno per il sistema politico che di rinnovamento non vuole saperne e che negli anni ha rappresentato per il nostro Paese la vera rovina. Eppure ci apprestiamo a votarlo e ancora metteremo la “x” sui soliti nomi perché siamo rassegnati al fatto che non potremo mai aspettarci -da chi non ha saputo rappresentare le nostre aspettative- una decorosa dimissione.

Per esempio Silvio Berlusconi non si “dimette” mai? Qualcuno pensa che data la sua ambizione voglia superare il traguardo di Benedetto XVI. Chissà, magari in un futuro lontano sentiremo dire: “Habemus Premier, Silvio XVII”