Il pollo spennato

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Tavolo verde, sei giocatori. Il mazziere lancia due carte a testa. A giro, da sinistra verso destra Bersani, Ingroia, Grillo, Giannino, Monti e Berlusconi.  Quest’ultimo ha già perso tutto, gli rimane solo un’ultima entrata, ma è chiaro che il gioco lo fa Garganella, che contro i suoi puffi ha già vinto il torneo delle primarie. Inizia la partita, ma alle prime mani si scopre che Giannino non conosce le regole ed è costretto a confessare: “Io passo, mi sono seduto perché volevo prendervi un po’ in giro”. Tra qualche risatina gli altri cinque continuano la loro sfida senza risparmiarsi colpi. Con tre mani Beppe Grillo ribalta tutto e mette in guardia gli avversari. Accumula tante fiches sottraendole a Monti e ad Ingroia, i quali decidono di mantenere i propri pochi spiccioli ancora sul tavolo malgrado siano consapevoli delle loro imminenti disfatte. A metà della partita è chiaro quindi che se la giocheranno Grillo e Bersani. Berlusconi è dato per spacciato, ha dimostrato di valere poco più di niente nelle ultime giocate. Il mazziere, abile nel lancio delle carte anche dopo una giornata estenuante, chiama il giro. S’è fatto tardi, la bisca deve chiudere. Rimangono sole poche mani. Alla prima si verifica ciò che i concorrenti si aspettavano, Ingroia perde tutto e Monti lo segue, anche se –dice: “ Mi ritengo soddisfatto della bella serata. Continuate pure, ma ci rivedremo”.  Grillo incredulo di quanto è riuscito ad accumulare si alza dal tavolo e passa alla cassa per cambiare il fragoroso bottino. Ultima mano, ognuno riceve il dovuto dal dealer. Sale la tensione, la posta in gioco è altissima. Per chi non lo sapesse, funziona che  per vincere bisogna abbinare le proprie carte a quelle calate dal mazziere al centro del tavolo. È un gioco semplice, ma la tattica sempre vincente è individuare il pollo e spennarlo poco a poco (o d’un colpo secco,  a discrezione propria). Inciso a parte, torniamo alla partita. Un sopracciglio nerissimo s’affaccia appena dietro le carte di Bersani: “Punto!”- esclama. Senza esitazione s’ode tuonare un “Rilancio”, nella sala ormai svuotata. È Silvio Berlusconi che fa il suo gioco. “Perderà ancora”- pensa Bersani, “ ‘Son mica qui a smacchiar i giaguari !E poi guarda le fiches che ho! Non me le porterà mica via, ragassi oh!”. Via discorrendo passano una, due , tre mani e le distanze si accorciano. Nessuno tra i presenti si spiega come faccia Berlusconi a soffiare di soppiatto ogni singola giocata. “Ho vinto una volta con i puffi, ‘sto qui è un nano” –pensa il più calvo dei due- “Vincerò pure stavolta! Ragassi oh!”. Suona il timer, ultimi secondi. Un kappakappa si infila nelle mani di Bersani. Raggiante e sicuro di sé chiama il banco: “Stavolta vinco io! All in”. “Vengo anch’io”- squilla altisonante la voce plastificata di Berlusconi: “Se vinco rimborso una cena a tutti, che fi-ga-ta!”.  Calano le carte sul tavolo verde. AssoAsso per Silvio. Solo un altro Kappa può salvare Garganella. Coppia di cinque, un sei e due otto. “Asso vince”- asserisce solenne il mazziere. Vince Silvio Berlusconi e Bersani rimane a guardare i rimasugli di quello che era il capitale accumulato da mesi. Ora ciò che gli rimane non gli basterà ad andare avanti e tra qualche tempo ritornerà a giocare. Dopo la partita il mazziere gli si avvicina e gli suggerisce all’orecchio: È il Texas Holdem bellezza! Quando ti siedi e non riesci a capire chi è il pollo, il pollo allora sei tu.”

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