I vermi

 

Sul caso Ligresti- Cancelleri se ne sono dette tante, ora emerge che pure il marito della ministra telefonava a Don Salvatore ed aveva rapporti con la famiglia. Continuiamo a ripeterci: “in Germania si dimettono per una multa non pagata, qui invece rimangono tutti incollati alla poltrona…bla bla bla” e giù col fiato sprecato. Fia- to spre -ca- to!

In un Paese in cui (se ti chiami Berlusconi) per rendere applicata una sentenza della Cassazione bisogna aspettare non si sa quanto passando tra intrallazzi parlamentari e voti sulla decadenza, ogni nostra parola è aria fritta. Possiamo dire quello che vogliamo ma -purtroppo- riceveremo indietro solo qualche vaga eco delle nostre lamentele.

Manca l’etica. Ecco. La Cancellieri avrebbe fatto una figura migliore se si fosse dimessa. L’avremmo capita (forse inteneriti dal suo viso da nonnina) e saremmo andati avanti magari con la speranza che se la mela è marcia prima o poi viene buttata. Invece niente. Utopia pura sperare in questo. Dobbiamo accontentarci dei vermi.

La prassi dei rottamatori

 

Eccolo qui. Il passaggio è qui davanti a noi. Ci si prepara ad una nuova discesa in campo che probabilmente arriverà formalmente nel 2014. Venti anni dopo il 1994. Allora era Silvio Berlusconi il nuovo. Adesso(!) è Matteo Renzi.

Se ne dicono tante su di lui: cambierà le cose, finalmente un carismatico, ci voleva proprio il rottamatore, l’asfaltatore (come si autodefinisce.

La speranza è che le cose appena elencate siano lo specchio della realtà, perché Renzi diventerà senz’altro premier e le conseguenze delle sue azioni ricadranno su tutti noi, nel bene e nel male. La speranza è che con l’accezione “nuovo” non si intenda -nemmeno lontanamente- quelle caratteristiche che venti anni fa vennero attribuite a Berlusconi. Probabilmente è così. Bisogna essere ottimisti e poi diciamocelo: le idee del sindaco fiorentino convincono seriamente.

Solo che il dubbio viene quando -andando un pelino più a fondo delle belle parole- si scopre che lo stesso Renzi, quando era Presidente della Provincia di Firenze, spese qualcosa come 20 milioni di euro per pranzi, viaggi e hotel tanto da essere stato condannato (sebbene in primo grado) dalla Corte dei Conti per danno erariale.

Si dirà: fanno tutti così, è la prassi. Appunto, la prassi, non il nuovo.

 

 

 

 

 

Decadente

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Berlusconi non sarà più un senatore, non farà più politica, almeno nel parlamento della Repubblica Italiana.

Cosa altro aggiungere dopo la decisione della Giunta per le Elezioni del Senato? Anche se per ora è solo una proposta da sottoporre al Parlamento, sembra quasi impossibile che sia successo. Sembra una finzione.Nemmeno i giornali danno alla notizia il clamore che meriterebbe. Pare che nessuno voglia fare troppo rumore. Come se, risvegliandosi da un brutto sogno, uno voglia vedere cosa succede dopo: se continua l’incubo o se si torna alla vita, quella vera.

La storia di Silvio Berlusconi è parte della storia italiana e quella non andrà mai via e la storia ci dirà se è stato davvero un uomo giusto o sbagliato.

Forse da domani cambierà la politica, forse è già cambiata, forse non cambierà proprio un bel niente o non è mai cambiato, ma l’occasione di prendere strade diverse dal passato, quella sì ce l’abbiamo. Perciò -senza tanto rumore e sapendo che mancherai tanto al Corsivista per le infinite ispirazioni che ci hai offerto- Silvio addio!

M5S is not the winner

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“Al-Fini is not the winner”. Di tutta la giornata di oggi, in cui sono state fatte più retromarce che in un parcheggio a labirinto, è questa l’estrema frase-sintesi di ciò che è la politica italiana.

A pronunciarla è stata una signora del bon ton, l’On. Alessandra Mussolini. Voleva dire: “E’ inutile che Alfano fa il figo alzando la cresta, perché gliela facciamo abbassare noi (dove “noi” sta per i fedeli a Silvio Berlusconi).

Per chi non avesse colto la finezza storico-politica, Alfano è stato paragonato a Fini (ve lo ricordate Fini?) che abbandonò Silvio perché aveva idee diverse dalle sue. Inutile dire che la sua carriera politica ebbe fine.

Da qui una considerazione: va bene attaccare chi -appartenendo ad un partito diverso- ha idee differenti dalle proprie, fa parte della politica. Ma evidentemente ci dev’essere un’attitudine -piuttosto diffusa nei Palazzi del potere di Roma- a denigrare l’alleato che cambia direzione, come se tutti dovessero seguire non un’ideologia politica, ma un dogma religioso.

Anche oggi al Senato un episodio che rende bene l’idea. La Senatrice Paola de Pin ha deciso in mattinata di accordare la fiducia al Governo Letta. Risultato? L’hanno minacciata con queste parole: “Ti aspettiamo fuori”.

Per chi non lo sapesse la de Pin è una Senatrice del Movimento Cinque Stelle. Sì, sì, proprio loro, quelli del cambiamento.

La politica fa schifo

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Quando uno parla per luoghi comuni è un qualunquista, quando si di tutta l’erba un fascio non è corretto, quando si dice che la politica fa schifo allora è un populista. Tutte cazzate.

La politica fa schifo, è un dato di fatto. Come dire che il sole emette calore, che l’acqua disseta, che la vita ha un termine. La paraculaggine perenne di pochi sfacciati personaggi che giocano a farsi la guerra è un mistero che la storia si è sempre portata sulle spalle. E chissà come verrà chiamata sui libri dei posteri questa fase della politica italiana. Davvero si dirà che i ministri del Pdl si sono dimessi per “non rendersi complici dell’aumento dell’Iva” – come ha detto Berlusconi ordinando ai suoi di ritirarsi dall’esecutivo?

Fino a ieri lo stesso Berlusconi aveva assicurato che il governo non avrebbe subìto nessuna ripercussione dalle sue vicende giudiziarie. Poi oggi l’improvvisa decisione: ritirata! E –con una scusa (l’Iva)  che rasenta il ridicolo- la crisi si apre. Si apre una crisi nella crisi, davanti ad un’Europa che ci chiede di rientrare dal deficit del 3%, davanti ai tanti giovani che non sanno che fare della propria laurea perché non trovano lavoro, davanti a chi il lavoro ce l’aveva, ma l’ha perso, davanti ai pensionati e ai malati che non hanno più gli ospedali perché – a causa di tagli- sono stati chiusi.

Questo non è qualunquismo, è realtà, la realtà è correttezza e la correttezza non è populismo. La politica fa schifo.

Me lo tiravano su (il morale)

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“Non lo so, forse, non ricordo bene”. Molte volte ha detto così. Poi ha raccontato barzellette e depositato dichiarazioni sulle sue telefonate con quel mascalzone di Lavitola. Ma anche qualche chicca imperdibile.  È questa la sintesi dell’interrogatorio che Silvio Berlusconi il 17 maggio scorso fa davanti al procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, nella speranza di convincerlo che con Tarantini (l’uomo che gli portava le escort ad Arcore) non c’entrasse nulla.

Peccato però che al momento pare che i giudici (sarà perché sono di sinistra) non gli credono: i suoi avvocati,  Ghedini, Longo e Sisto, speravano nell’archiviazione e invece pare si vada verso il processo con l’accusa per B. di aver pagato Tarantini affinché lo tenesse lontano da questa storia.

Tra le varie dichiarazioni dell’interrogatorio  una colpisce immediatamente. Alla domanda del Pm su Tarantini: “Ma lei, scusi, perché ha stretto questa amicizia con questo signore?”. Berlusconi ha risposto: “Devo dirle che era piacevole avere in mezzo a tante persone uno che si faceva sempre accompagnare da belle ragazze: dicevo al maggiordomo che le ragazze me le mettesse proprio di fronte per tirarmi su il morale”.

(potete ridere)

Pare ovvio che il Pm -ottenuta questa risposta- abbia mantenuto un’espressione imperturbabile. E’ la sua professione che gliela impone. Ma noi, nessuno escluso pensiamo e diciamo in coro… “Sì, come no…il morale!”

Io non sono (lo) Stato

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Di tutte le attese legate all’ evoluzione politica di queste ore, il discorso di Berlusconi è la cosa che colpisce meno di tutte. Tecnicamente la sua capacità comunicativa rimane la stessa, ma ha perso d’efficacia. A Roma direbbero: “A Berluscò nun te crede più nessuno!”.

Eppure non è difficile immaginare che il venturo (vecchio)  partito Forza Italia -che scenderà (di nuovo) in campo- avrà un largo consenso. Le parole del Caimano -specie quelle che pregano gli italiani di ribellarsi- sono troppo invitanti per chi è stato vittima negli anni dei soprusi di governi incapaci di far crescere il Paese.

Ed ora – come nelle più antiche tradizioni mafiose- le parole di Berlusconi vengono a dirti: ” Caro italiano fai guerra alla magistratura, fai guerra allo Stato. Io ci sarò comunque, decaduto o meno ti sarò vicino.”

A guardare Berlusconi uno si potrebbe legittimamente domandare se “ci fa” o “ci è”. Ma si capisce subito che il Cavaliere è uno che “ci fa” e anche bene. Piuttosto è chi gli va dietro che fa sorgere qualche dubbio sulla propria integrità mentale.

Forse aveva ragione Shakespeare nel dire che un’epoca terribile è quella in cui gli idioti governano i ciechi.

Intervista a Paolo Hutter. Testimone italiano del golpe cileno.

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Anche quell’11 settembre era un martedì. A Santiago, quel giorno del 1973, si stava consumando il Golpe fascista di Pinochet. Si stava scrivendo la pagina più triste del della storia cilena. “Ero dall’altra parte del mondo e il 15 agosto -quando arrivai in Cile- era inverno. Il mio arresto fu inevitabile.” Paolo Hutter, allora giovane militante di Lotta Continua fu l’unico testimone diretto italiano di quei giorni.

Paolo qual è stata la tua prima impressione del Cile?

Arrivai in Cile ad agosto, lì era inverno. Presi un autobus da Lima per raggiungere Santiago e attraversando un abbagliante deserto mi ritrovai in una città non molto diversa da come me l’aspettavo. C’era subbuglio in giro, ma vi ero in qualche modo abituato. Anche in Italia quelli erano anni caldi ed io ero un militante di Lotta Continua…

Come mai ti trovavi lì?

Per curiosità. Avevo letto un servizio sull’Espresso che descriveva i forti movimenti sociali che nascevano sotto Unidad Popolar di Salvador Allende. Decisi quindi – a cuor leggero- di partire per conoscere meglio quella realtà.

Poi cosa è successo?

Sono stato arrestato e credo che fosse una cosa inevitabile. Dopo il golpe e dopo alcuni giorni di coprifuoco decisi di tornare in Italia anche perché non avevo con me nessuna certificazione che testimoniasse il fatto che fossi un giornalista e la situazione s’era fatta pericolosa. Avevo parlato già con l’ambasciata, il biglietto per il ritorno era già pronto. Ma non feci in tempo. Andai a trovare un mio amico, un militante socialista, e trovai di fronte a me alcuni militari che lo stavano arrestando. Non ci fu modo di discutere. Arrestarono anche me.

Dove ti hanno portato?

In modo aggressivo ci caricarono su un furgone. Era molto strano, non c’erano sedili, quindi eravamo tutti sdraiati a terra. Ci hanno portato all ‘Estadio Nacional e lì capii che eravamo di fronte ad un vero e proprio campo di concentramento.

Quali son oi tuoi ricordi dello stadio?

Intanto le ore ed ore passate in ginocchio con le mani dietro la nuca per entrare. Poi devo dire che la mia percezione fu che ci fosse uno stadio nello stadio: uno in cui i prigionieri come me venivano tenuti d’occhio e lasciati uscire per qualche ora d’aria prima di rientrare negli spogliatoi e l’altro dove avvenivano le torture. Fortunatamente io ero nel primo stadio, ci rimasi per 21 giorni. Alcuni dopo le torture tornavano negli spogliatoi, altri non si videro più.

Quando si parla del golpe cileno si sente raccontare anche di pratiche brutali: cani addestrati a stuprare donne, cavi elettrici ai genitali degli uomini, gente gettata fuori dall’elicottero. Come ti spieghi tanta crudeltà?

Non so. Non ho avuto testimonianza diretta di questo. Devo dire che non c’era una logica scientifica data a quella repressione. I militari sono stati brutali ed è come se torturassero perché fosse chiaro a tutti che lì non doveva fiatare nessuno. Dovevano lanciare un messaggio a chi aveva intenzione di ribellarsi. La verità è che nelle forze armate ha prevalso una vera e propria volontà di cambiare il sistema.

Cosa mai si è arrivati al colpo di stato?

Ci si è arrivati perché Allende, pur avendo grande popolarità, era stato eletto nel 1970 con il 36, 5 % di voti e poté governare per via del sistema maggioritario. Ma nel 1973 c’erano state le parlamentari e il centro si unì alla destra ottenendo la maggioranza. Ed è su questo punto che bisogna fare una riflessione. Abbiamo visto recentemente nei paesi del mediterraneo che quando si ignora una forte opposizione poi questa finisce per usare la violenza. Noi sapevamo che Unidad Popolar di Allende era la via migliore per il Cile, ma non si poteva ignorare che la destra aveva la maggioranza. Allende aveva preso coscienza di questo e aveva deciso di indire un referendum per verificare la legittimità del suo governo. L’avrebbe annunciato proprio l’11 settembre. Ma non fece in tempo.

O non glielo fecero fare?

Bè certamente quella sua decisione non era ben vista dai suoi militanti. E la destra (che sapeva) andò comunque avanti per la strada del golpe. Probabilmente si poteva evitare.

Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

È una cosa che ho portato sempre con me. Posso dire che è stato il mio battesimo di fuoco da giornalista. Mi ha lasciato un aspetto di rigorosità professionale e un forte attaccamento alla storia. Agli avvenimenti di cui ognuno di noi è protagonista. E poi mi ha insegnato che l’uomo può essere tanto violento ma anche molto solidale, come è stato nello stadio.

Menomale che Silvio (non) c’è!

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Gli elementi ci sono tutti: la crisi economica, due grandi potenze l’una contro l’altra e le armi pronte. Ma questa che sta per iniziare sarà davvero la terza guerra mondiale?

Tutto può essere. Ma una vicenda di qualche anno fa rende tutto più misterioso.

Il 2 novembre del 2000 è apparso sul web John Titor, un sedicente crononauta che ha affermato dal suo blog di provenire dall’anno 2036. Tornato indietro per recuperare un vecchio computer dell’IBM, Titor ha lasciato traccia di alcune sue dichiarazioni. Oltre ad affermare che in Iraq non sarebbero state trovate armi chimiche ma che una guerra sarebbe comunque stata combattuta, il viaggiatore del tempo ha parlato di una terza guerra mondiale, che avrebbe coinvolto L’America e la Russia.

Bufale a parte (quella di Titor è una vera e propria mistificazione senza fondamento), c’è seriamente il rischio che un evento del genere possa verificarsi. Diversi capi di Stato, come quelli di Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia sono pronti a seguire l’iniziativa bellica di Obama. Quest’ultima -che da quanto affermato è mossa dal senso di dovere che gli Usa hanno nei confronti del mondo- sarà contrastata da Putin e il suo esercito. Il presidente russo ha infatti detto che sarà accanto alla Siria in caso di attacco americano. 

In tutto questo c’è una nota positiva. Berlusconi -malgrado i suoi tentativi di rientro in campo- non sarà protagonista decisionale di un eventuale intervento italiano accanto al potente di turno.

E vi pare poco? Immaginiamolo lì in piazza Venezia: “Italiani!”.

La donna più bella del mondo

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L’Italia è un Paese strano. Di questo ce ne eravamo accorti e se n’erano accorti un po’ tutti, dalla ghignante coppia Sarkozy –Merkel fino al Cancelliere austriaco Faymann , che oggi s’è permesso (come dargli torto) di mettere il becco sulle stranezze di casa nostra affermando che Berlusconi è un intralcio e che Letta deve continuare a governare.

Più che strano però -che suona come un’ aggettivazione ormai passata e pedante- sarebbe meglio dire che l’Italia è una nazione in profonda crisi con se stessa. Girando quasi tutte le piazze del Bel Paese troveremmo ovunque persone lamentarsi: “questi politici fanno schifo, mangiano tutto, qui non cambia mai niente, ci vuole una rivoluzione”. Poi magari sono proprio loro i primi a parlare con amici degli amici per farsi togliere una multa “per parcheggio nei posti riservati ai portatori di handicap”, ad evadere le tasse, a costruire case abusive, a corrompere professori universitari. Questo Paese, fatto di queste persone, finisce poi -una volta chiamato al voto- per concedere rappresentanza politica a chi è causa delle proprie lamentele quotidiane. E questa è la contraddizione di base.

Siamo un popolo ipocrita, insicuro e al tempo stesso lassista. Ci (af)fidiamo di chi per anni e anni ha fatto passare leggi abominevoli e ha tenuto in standby il Paese, chiediamo di farci rappresentare da un delinquente ma ci scaldiamo tanto, per esempio, se ad un reo rumeno vengono concessi gli arresti domiciliari. Siamo clementi con la mafia che: “in qualche modo protegge dove lo Stato non c’è”, difendiamo Mussolini perché “fino a quando non s’immischiò con Hitler aveva fatto cose buone”.

Andiamo: un po’ di serietà Signori! Siamo l’Italia, ci meritiamo di meglio. Siamo come la più bella delle donne che per incomprensibili ragioni non capisce quanto vale il proprio fascino: può avere il mondo ai suoi piedi, ma finisce per innamorarsi di uno stronzo e perde la ragione.