L’autogollista

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Un gran goal. Questo –a grandi linee- il giudizio di Angelino Alfano sulla decisione del governo di non far pagare l’Imu a giugno.

La partita che si sta giocando però è solo agli inizi e una sola rete può non bastare, soprattutto se non ci si passa la palla e se ognuno vuole fare come gli pare.

Letta ha provato a conciliare gli animi, portando tutti a fare un ritiro nel monastero di Spineto, e la cosa sembrava aver unito il gruppo, ma poi, cosa è successo? Berlusconi, con la decisione di manifestare contro la federazione arbitri con le toghe, ha spaccato lo spogliatoio e le cose si sono incrinate.

Adesso il goal dell’Imu ha risollevato gli animi, ma è sempre in agguato il solito Berlusconi che–come al solito- fa la voce grossa e si proclama il fautore della splendida rete. Lo fa forse per soverchiare la voce proveniente da bordo campo dell’ ex tifosa italo-marocchina, la quale dopo aver subito (il) fallo adesso protesta davanti agli arbitri di Milano spifferando al loro orecchio che acconsentiva per soldi.

Data la situazione sembra che sia proprio la presenza di Berlusconi a far male alla squadra. Bisogna che qualche tifoso inizia capire che la società deve allontanarlo. Per vincere c’è bisogno di fare goal e non di autogoal.

Vaffa ai soldi

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I soldi non fanno la felicità, ma fanno gola a tutti. Sono causa di guerre, divorzi, incomprensioni e inimicizie. Per non parlare del ruolo che hanno nella politica (specie quella italiana). Il Movimento 5 stelle, a proposito di denaro è ora messo a dura prova. Beppe Grillo ha annunciato che i nomi di chi non rinuncerà alla diaria saranno pubblicati sul sito del Movimento.

“Un vaffa ai soldi” che potrebbe però spaccare il Movimento: prendere i soldi e aderire ad un gruppo misto? rimanere nel movimento con le tasche (mica tanto) vuote? Bel dilemma. La maggior parte dei Grillini ritiene che ognuno debba essere libero di restituire allo Stato quanto vuole, insomma a coscienza propria. Staremo a vedere cosa si farà. Di solito però soldi e coscienza non vanno molto d’accordo.

Il riposo del guerriero

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Due volte presidente. È la prima volta nella storia. Ma sorge una domanda forse banale: può un uomo di 88 anni guidare ancora una nazione?  Per quanto elevata possa essere la saggezza di Re Giorgio, è evidente che la sua veneranda età debba fare i conti con adempimenti istituzionali che poco si conformano a chi ha le spalle cariche del peso di una vita intera.

Saggezza e peso politico -siam d’accordo- sono requisiti indispensabili per fare il Capo dello Stato, ma non è pensabile un altro settennato per Napolitano.

Non che debba andare a fare il nonno (come consigliano gli sprezzanti e giovani spacconi grillini) ma -una volta formato il governo- si goda per davvero il meritato riposo. 

Italia inciucio comune

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“L’Italia bene Comune”. Così disse il Pd campagna elettorale. Uno slogan che a posteriori – dato l’esito delle elezioni- risulta quantomeno sfortunato. Di certo visti gli ultimi abbracci e gli accordi tra Bersani e Alfano/Berlusconi  sarebbe molto più corretto dire: “Italia inciucio comune”.

Proprio in queste ore ­- con la candidatura di Franco Marini concordata col Pdl- il Partito democratico si incenerisce, demolisce ciò che ha costruito e svela la sua vera identità fatta di vecchi politici dalle vecchie ideologie.  E questo –in un clima di totale rinnovamento- stona, decisamente.

Per intenderci- non che il costituzionalista Stefano Rodotà sia tanto più giovane di Marini, ma le idee che camminano sulla sua testa bianca sono più vicine a chi quel rinnovamento lo pretende con forza.   

L’elezione del  Presidente della Repubblica porta con sé diversi significanti, dei messaggi non detti, ma oggi più che mai è molto facile interpretarli. Il Pd non è pronto, altro che Italia Bene comune.

Aboliamo il Governo

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Ci aveva già provato Mario Monti- l'(ex) eroe della patria- a creare un bel tesoretto col taglio delle province. In Sicilia adesso è la volta di Crocetta, il Governatore che da ottobre dell’anno scorso porta avanti l’Isola impugnando con una mano la bandiera del Pd e stringendo con l’altra un buon rapporto col movimento 5 stelle. Un rapporto che ha portato ad una decisione ben più radicale di quella precedentemente annunciata dal governo tecnico uscente. Infatti tutte le province siciliane saranno abolite (non solo accorpate quindi), per un risparmio di circa 50 milioni di euro l’anno. Non male come risparmio. Ma che le cose tra il Pd ed i grillini possano riprodursi anche su scala nazionale è un’ipotesi che appare improbabile. Bersani non è Crocetta: mentre quest’ultimo ad ottobre aveva fatto pesare la sua vittoria in Regione, il leader del Pd sembra soffrire troppo di una maggioranza assoluta non raggiunta e conduce gli avversari a rubargli il posto anziché accordargli voti di fiducia. Ma la convivenza tra Pd e Grillo sembra impossibile anche perché lo stesso comico genovese, rispetto ai propri colleghi siciliani, pare non voler arrivare ad una soluzione di buona governabilità del Paese.

In realtà una soluzione a tutto questo c’è: aboliamo il Governo e andiamo avanti con le regioni, altro che risparmio!

Il momento è catartico

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Dopo i risultati delle elezioni il corsivista non ha più lanciato nessun post e Il pollo spennato è stata l’ultima allegoria politica sui quali risvolti  si è dovuto ragionare per giorni al fine di trovare qualche forma più o meno seria di governabilità. Ancora si sa poco di come sarà effettivamente amministrata la nazione, ma c’è come una sensazione che il periodo che stiamo attraversando sia un momento più unico che raro, come una catarsi. Nell’ Antica Grecia la catarsi era il rito magico della purificazione, che avrebbe potuto pulire il corpo contaminato. Nell’Italia contemporanea alcuni (molti) la ricercano nel Movimento a 5 stelle, altri pregano affinché esca fuori dalla finestra del vaticano dopo una fumata bianca. Altri ancora sperano che sia l’ultimo sforzo di Re Giorgio a mondare l’anima italica. A questo punto non importa come, ma ci si deve provare: il parlamento è più giovane, più femminile ed ha meno problemi con la giustizia di quanti ne abbia avuti in passato.La Chiesa dal canto suo invece -che di momenti felici non ne sta certo vivendo da un po’-  dovrà fare i conti con nuove coscienze. Il momento è catartico, lo diceva anche un comico, ma quello era Zelig. L’Italia invece è una cosa seria.

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Il pollo spennato

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Tavolo verde, sei giocatori. Il mazziere lancia due carte a testa. A giro, da sinistra verso destra Bersani, Ingroia, Grillo, Giannino, Monti e Berlusconi.  Quest’ultimo ha già perso tutto, gli rimane solo un’ultima entrata, ma è chiaro che il gioco lo fa Garganella, che contro i suoi puffi ha già vinto il torneo delle primarie. Inizia la partita, ma alle prime mani si scopre che Giannino non conosce le regole ed è costretto a confessare: “Io passo, mi sono seduto perché volevo prendervi un po’ in giro”. Tra qualche risatina gli altri cinque continuano la loro sfida senza risparmiarsi colpi. Con tre mani Beppe Grillo ribalta tutto e mette in guardia gli avversari. Accumula tante fiches sottraendole a Monti e ad Ingroia, i quali decidono di mantenere i propri pochi spiccioli ancora sul tavolo malgrado siano consapevoli delle loro imminenti disfatte. A metà della partita è chiaro quindi che se la giocheranno Grillo e Bersani. Berlusconi è dato per spacciato, ha dimostrato di valere poco più di niente nelle ultime giocate. Il mazziere, abile nel lancio delle carte anche dopo una giornata estenuante, chiama il giro. S’è fatto tardi, la bisca deve chiudere. Rimangono sole poche mani. Alla prima si verifica ciò che i concorrenti si aspettavano, Ingroia perde tutto e Monti lo segue, anche se –dice: “ Mi ritengo soddisfatto della bella serata. Continuate pure, ma ci rivedremo”.  Grillo incredulo di quanto è riuscito ad accumulare si alza dal tavolo e passa alla cassa per cambiare il fragoroso bottino. Ultima mano, ognuno riceve il dovuto dal dealer. Sale la tensione, la posta in gioco è altissima. Per chi non lo sapesse, funziona che  per vincere bisogna abbinare le proprie carte a quelle calate dal mazziere al centro del tavolo. È un gioco semplice, ma la tattica sempre vincente è individuare il pollo e spennarlo poco a poco (o d’un colpo secco,  a discrezione propria). Inciso a parte, torniamo alla partita. Un sopracciglio nerissimo s’affaccia appena dietro le carte di Bersani: “Punto!”- esclama. Senza esitazione s’ode tuonare un “Rilancio”, nella sala ormai svuotata. È Silvio Berlusconi che fa il suo gioco. “Perderà ancora”- pensa Bersani, “ ‘Son mica qui a smacchiar i giaguari !E poi guarda le fiches che ho! Non me le porterà mica via, ragassi oh!”. Via discorrendo passano una, due , tre mani e le distanze si accorciano. Nessuno tra i presenti si spiega come faccia Berlusconi a soffiare di soppiatto ogni singola giocata. “Ho vinto una volta con i puffi, ‘sto qui è un nano” –pensa il più calvo dei due- “Vincerò pure stavolta! Ragassi oh!”. Suona il timer, ultimi secondi. Un kappakappa si infila nelle mani di Bersani. Raggiante e sicuro di sé chiama il banco: “Stavolta vinco io! All in”. “Vengo anch’io”- squilla altisonante la voce plastificata di Berlusconi: “Se vinco rimborso una cena a tutti, che fi-ga-ta!”.  Calano le carte sul tavolo verde. AssoAsso per Silvio. Solo un altro Kappa può salvare Garganella. Coppia di cinque, un sei e due otto. “Asso vince”- asserisce solenne il mazziere. Vince Silvio Berlusconi e Bersani rimane a guardare i rimasugli di quello che era il capitale accumulato da mesi. Ora ciò che gli rimane non gli basterà ad andare avanti e tra qualche tempo ritornerà a giocare. Dopo la partita il mazziere gli si avvicina e gli suggerisce all’orecchio: È il Texas Holdem bellezza! Quando ti siedi e non riesci a capire chi è il pollo, il pollo allora sei tu.”

Non votate Barabba

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Si chiude la campagna elettorale. Finalmente.

In questi giorni ne abbiamo viste di tutti i colori. Sette coalizioni (confrontale qui), ma solo quattro premier dichiarati. Hanno fatto outing solo Bersani, Monti, Ingroia e Meloni. Gli altri tre leader non si sa cosa faranno. Berlusconi dice che farà il ministro dell’economia (macchiccecrede), Grillo –nel caso in cui si vinca- afferma che non vorrà nessun posto di potere (e gli asini volano) e Giannino , che dovrà sì Fare, ma solo per fermare il ‘suo’ declino, non sembra così credibile per guidare un Paese.

In questo periodo è risorto un decrepito Silvio Berlusconi che come al solito ha sfruttato le sue doti e le sue risorse mediatiche. Si sono visti vecchietti davanti agli uffici postali per richiedere il rimborso dell’IMU. Si è assistito all’imbroglio di Giannino sulle sue referenze. C’è stato anche Bersani con la sua Italia Giusta e con gli amici indagati per le vicende del Monte dei Paschi di Siena. Per chi pensava che fosse un automa s’è visto persino un umano Mario Monti con un cane sulle braccia. S’è visto anche Ingroia, s’è visto? Di certo non s’è sentito (sveglia! Sei candidato Premier!). S’è sentito invece Grillo con le sue piazze pienissime. Del resto un vaffanculo tira più di un pacato ed usurato “mi consenta”. Abbiamo visto anche una ragazza dell’Enel Green Power incassare le avances di Berlusconi  per poi smentire di esserne stata lusingata. Si è assistito poi ai due esponenti di “Fratelli d’Italia” che si divertivano a  fare il verso alle coppie gay invitando a “non votare con il culo”. Deretano a parte, viene quasi voglia di non votare. Ma forse si lascerebbe scegliere al resto del popolo, e “il popolo si sa, sceglie sempre Barabba”.

Virus

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“Faremo un accordo con le Poste, ma se uno non vuole andare all’ufficio postale trasmette al ministero del Tesoro i suoi estremi bancari e il Tesoro le fa il bonifico in 10 minuti”. Taaac. Basta poco, che ce vo? Berlusconi restituirà così l’IMU versato dagli italiani.

Ammettiamolo: nessun politico, nessuno al mondo avrebbe potuto calare un asso tanto forte. Ma  ci sono due cose su cui soffermarsi: 1) Se lo fa lo dice. Non è in dubbio il fatto che l’ICI possa essere restituito. Com’era stato per l’abolizione della tassa sulla casa, il Governo Berlusconi anche stavolta manterrebbe  le promesse fatte. 2) Le (male) promesse fatte hanno delle ripercussioni (non solo in Italia ma anche all’estero) e se da una parte dai, dall’altra togli. Quindi come farà S.B. a fare a meno di tutta quella mole di entrate statali? Taglierà da altre parti ovviamente.

Cosa fare quindi? Almeno non bisogna permettere che certe promesse vengano fatte o mantenute. Insomma NON VOTARE PDL è il minimo indispensabile per non continuare a straziare l’Italia. Certo è che a guardare il circondario dei partiti non se ne esce incoraggiati. Se Pd è dire banca fallita, se Moderati è dire banche corrotte, se Ingroia è dire niente. Allora cosa fare? Movimento 5 stelle??

Fino a ieri non lo ritenevo possibile. Ma da quello che vedo in questi giorni siciliani, mi rendo conto che tantissime persone voteranno Grillo. Almeno qui sarà una vittoria certa. Qualcuno mi ha detto: “è come un virus. Dobbiamo far salire il movimento alla camera per innescarlo e diffondere il cambiamento. Ancora per quanto tempo dobbiamo subire le solite facce e le solite promesse? Ci lamentiamo che le cose non cambiano e poi votiamo sempre gli stessi politici. Basta!”

Ripenso al Pd e ai suoi mille volti da sempre discordanti, ripenso al nano che vuole ridarci l’IMU e che ci toglierà ancora un pezzo grande di sanità e scuola. Vuoi vedere che alla fine voto 5 stelle?

In the jungle

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Si sono visti accoppiamenti strani in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Assemblaggi animaleschi che nemmeno i più bravi dei Piero Angela riuscirebbero a spiegare. Si parta dall’alleanza tra Berlusconi e la Lega: fino a poco tempo fa quest’ultima aveva dichiarato che non avrebbe mai più voluto avere che fare con il Cavaliere, ma poi -miracolo-si è trovato l’accordo. Evidentemente non si era considerato che un anelito di potere può rinsaldare qualsiasi tipo di scissione. Rimane solo un interrogativo: dov’è la Lega? E dov’è Alfano che dovrebbe – eventualmente- ricoprire la carica di Presidente del Consiglio?
Monti si è alleato invece con Casini e Fini. Quest’unione-che di per sé non stride-risulta quantomeno curiosa, soprattutto se si pensa che qualora dovesse vincere il PD l’ attuale premier lascerà la sua coalizione “moderata” per entrare a far parte del governo di centrosinistra.
L’IDV si aggancia alla Rivoluzione civile dell’ex magistrato Ingroia, anche se la filosofia politica molto a sinistra di quest’ultimo e l’animo da sceriffo smargiasso di Antonione Di Pietro , sembrano fare a cazzotti. Ma poco importa, d’altronde se è già capito che questa lista è nata solo per disperdere voti.
Non è difficile proseguire con gli esempi di strane alleanze. Tralasciando le elezioni politiche, si prendano quelle regionali. Nel Lazio c’è Storace che tutto un tratto sembra essere innamorato del pensiero radicale di Marco Pannella. Solo il sarcasmo di Dario Vergassola ha potuto incorniciare questo sodalizio: “Storace, cosa farete? Di tutta l’erba un fascio?”.
Ma tra gli accordi più improbabili, c’è senz’altro quello di un personaggio che è passato alla storia per altre vicende di cronaca. La persona in questione è Luciano Moggi fino a stasera tra le schiere dei Riformisti di Stefania Craxi. Una candidatura che per fortuna è stata disdetta proprio dall’ex dirigente della Juventus, che ha deciso di affrontare il processo denominato “Calciopoli” in cui è ancora coinvolto. Un gesto doveroso, davanti al quale in un paese civile non bisognerebbe sorprendersi. A sorprendere semmai dovrebbe essere la decisione del Tribunale di Milano di sospendere- per un legittimo impedimento illegittimo-i processi che vedono coinvolti Silvio Berlusconi.

Lì fuori è un brutto mondo, una vera giungla!