Adesso (?)

 

Insomma, alla fine ce l’ha fatta. Renzi è divenuto il nuovo segretario del Partito Democratico. Tra non molto diventerà premier e questo noi (elettori) lo sappiamo. Ma lo sa bene anche lui, che -consapevole del suo consenso- non vuole mettere fretta a nessuno e dice: “sosterremo ancora il governo Letta”.

Di tutto si può dire su Matteo Renzi tranne che non sappia aspettare. Stava lì dietro l’angolo da tempo, in disparte a commentare gli errori di altri con la veste da moralizzatore della politica e alla fine te lo vedi spuntare al posto giusto e sempre con le parole giuste.

Di parole giuste se ne dicono tante (in politica poi..) ma adesso il sindaco di Firenze dovrà dimostrare di saper fare davvero qualcosa. I presupposti ci sono tutti. Anche se non è lo stinco di santo che vuole far credere (ha una condanna in primo grado per danno erariale ed ha prosciugato molti soldi della Proivincia di Firenze per spese discutibili) potrebbe essere lui la persona adatta a guidare il Paese.

Lo è per il semplice fatto di avere buone idee e di godere di un largo appoggio elettorale: da una parte la sinistra che voterà sempre e comunque per il Pd e dall’altra i delusi della destra, che vedono in lui il nuovo Berlusconi (questi senza un riferimento che riecheggi il volto o il nome del Cavaliere non ci vanno nemmeno a votare).

Renzi potrebbe essere  la risposta alla generazione di quarantenni piagnucoloni che hanno contribuito a rendere il Paese peggiore, o la risposta alla sinistra radical chic che si riempie la bocca con filosofi e le mani di aria fritta.

Ma quello che dovrebbe essere realmente Renzi ora, è la risposta a questo ventennio (e forse di più) di fanta politica. Adesso -come recitava il suo slogan- è tempo di fare.

Buon Lavoro a tutti

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C’è voluto un po’, ma alla fine è arrivato. Fiducia ottenuta, sia al senato che alla camera. Adesso al governo Letta non rimane che (far) lavorare. Con tutti i dubbi del caso sul funzionamento di un esecutivo di larghe intese rimane– almeno per una volta- quello spirito di ottimismo tipico di chi –come noi italiani- può solo chiedere più di quanto è stato fatto negli ultimi venti anni.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là delle retoriche sindacali che proprio oggi riempiono le piazze, il Paese ha un reale bisogno di respirare. Bisogna cominciare a responsabilizzare i giovani, i quali alla soglia dei trent’anni ( e anche oltre) rimangono  vittime – sotto l’ala dei genitori- dei sensi di colpa dovuti al fatto che anche i loro stessi genitori hanno il diritto di godere dei propri guadagni invece di consegnarli alla prole.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là del populismo fin a sé stesso dei penta stellati – che alimentano solo un clima di odio-i giovani in Italia, hanno la necessità vera ed urgente di avere una vita, perché se è vero che non hanno futuro, è vero anche che non hanno presente. Il tempo passa, e gli anni più belli si consumano a fare sacrifici: o sui libri, o sulle scrivanie da stagisti non retribuiti.

Il Governo ha una responsabilità enorme. Auguri, e buon lavoro a tutti.

Firmato, Un ottimista.

Non c’è più il futuro di una volta

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TRA POCHI MESI COMPIRÒ 26 ANNI, ALLA MIA ETÀ MIA MADRE ERA SPOSATA E LAVORAVA DA PIÙ DI 6 ANNI, AVEVA UNO STIPENDIO FISSO E UNA CASA IN COSTRUZIONE INSIEME A MIO PADRE, TANTI SOGNI E LA POSSIBILITÀ DI REALIZZARLI.
Io, ho passato 20 anni della mia vita per lo più a studiare. Studiare cose che a distanza di tanto tempo non ricordo più e devo recuperare a fatica dalle tante reminiscenze. Eppure mi era stato insegnato che lo studio e la preparazione pagano sempre. Mi sono adeguata alle “periodizzazioni” più strambe di anni scolastici che dicevano essere moderni e propedeutici all’impostazione universitaria, invece mi sono ritrovata a finire un liceo classico con vaghi ricordi di “esercitazioni di latino e greco” con i professori che giravano a turno.
Ho scelto l’università in un’età in cui pochi giovani possono sapere esattamente cosa vorranno fare da grandi e nessuno di essi è consapevole degli sporchi intrighi di un mondo del lavoro che non ci accoglierà mai! Ho provato a modellare la mia scelta tra piacere e possibilità lavorative, accettando la mia buona dose di fatica e di studio travagliato, ma adesso mi trovo comunque con prospettive future pari quasi a zero, a meno che io non voglia proseguire sui libri per qualche altro anno.
Come se non bastassero già i 20 lunghi anni passati a prendere voti, ad accettare giudizi, ad ingoiare obiezioni e frustrazioni. Come se non avessi già fatto la mia parte subendo tutti i giochi che hanno voluto imporci, i programmi ministeriali, le scadenze burocratiche totalmente inutili, le tesi e tesine che adesso marciscono negli archivi e i calcoli matematici con dei crediti che non serviranno a nulla perché saremo tutti “precari a vita” in questo paese. Come se non bastassero tutte le gobbe conquistate con prolungatissime schiene piegate sui libri, le vestaglie che ci hanno accompagnato per anni molto più di un abito da sera o di un costume sulla spiaggia, le ulcere e i malanni comparsi già a 20 anni, tutti i NO detti alla vita, alle amiche, al fidanzato e alla famiglia perché l’impegno allo studio è il primo (ed unico) contratto stipulato con noi stessi e con i genitori paganti…
D’accordo la cultura è per se stessi, ma in questo momento storico tanto abbrutito la realtà intorno mi ha insegnato che niente si fa per niente; dove ha sbagliato chi come me ha fatto tanto, gratuitamente e senza conti in tasca?

Clara Todaro

Esempio di ragazzo Choosy

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“Mio padre mi ha abbandonato quando avevo sei mesi, non l’ho nemmeno conosciuto, mentre mia madre vive con un uomo e per lei io non ci sono più. Per questo dico a tutti che i miei genitori sono morti”.

Raramente capita di sentire tante esperienze di vita vissute da una persona sola. È il caso di E. che da qualche mese è costretto a vivere rintanato in una casa abusiva perché nullatenente. La forza gli rimane, quella non gliela leva nessuno, anche se a ventiquattro anni porta già i supplizi di un’esistenza dura. Ora però cerca di tirare fuori le cose un po’ alla volta affinché qualcuno possa ascoltare il suo grido nel silenzio.

A tredici anni -come se già la mancanza di un padre non comportasse sofferenza- il fato è tornato a colpirlo: “Ero fidanzato con una ragazza tedesca, vivevo ancora a Terracina, dove sono nato. Una sera- si sa come vanno queste cose- avevamo discusso animatamente, a tal punto che lei decise di andarsene via e farsi venire a prendere da suo fratello. Fu una brutta serata. La mattina seguente, mentre facevo colazione scoprii che avevano fatto un incidente lungo la via del ritorno ed erano entrambi morti giù in un burrone, sulla strada che porta al monte Anxur. Non ci volevo credere; presi così una moto (un 125 nemmeno immatricolata) e corsi parecchio. Mi finì male perché caddi a terra ed entrai per tre giorni in coma. Poi due anni di riabilitazione e tutto quello che ne consegue”.

Il peggio però ancora doveva venire per E..

All’età di 16 anni sua madre decise di lasciare il figlio per andare a vivere con un uomo. Il compito di badare al ragazzo fu affidato alla nonna, la quale fino alla sua morte l’ha tirato su. Poi di nuovo la solitudine, aggravata dal fatto che gli altri due fratelli si sono fatti la loro vita, ognuno a casa delle proprie fidanzate. “Loro non possono badare a me”- dice- “magari mi ospitano ma non sono a casa loro e poi l’ospite è come il pesce e dopo qualche giorno puzza”.

Nonostante queste difficoltà, una ragazza gli stava cambiando le carte: “tre anni fa ho conosciuto questa tipa su Badoo. Mi prese da subito e ci fidanzammo. Le volevo e le voglio ancora bene, tant’ è che decisi di venire qui dove vive lei e trovarmi un lavoretto. Sono diplomato all’alberghiero come capo cameriere e trovai spazio in un bar. Poi qualche discussione con il capo mi ha allontanato dal lavoro e allora andai a fare il manovale per una ditta edile, ma anche lì poi finì”.

Con qualche risparmio messo da parte si pagava l’affitto, fino a quando i 20 euro al giorno, guadagnati facendo il lavapiatti, non bastavano più. Perciò E. trovò ospitalità a casa della sua ragazza. “Mi dicevano i suoi che dovevo pensare un po’ più a me invece di spendere i miei soldi in regali. Ma io sono così, se voglio bene ad una persona le do tutto me stesso”.

Da due mesi la storia con la sua ragazza è finita.

Lei lo ha cacciato di casa in seguito a discussioni piuttosto accese, dovute a quanto pare al fatto che il ragazzo non sia riuscito a prendere la patente. Adesso vive in un appartamento abbandonato senza corrente, né gas, né acqua. Grazie ai suoi amici che gli portano da mangiare riesce a sopravvivere, ma ha bisogno di qualcosa di più.

Il suo è un appello composto, senza esagerazioni e scene melodrammatiche. Il ragazzo giura che non ha niente da perdere e tutto da guadagnare. Non ha grandi sogni nel cassetto, ma –dice: “Vorrei un lavoro per la mia autonomia, per una mia felicità. Non chiedo tanto credo”.

La testimonianza di E. è un urlo silenzioso che è difficile ignorare quando si pensa a tutto quello che la vita gli ha tolto e quando gli si sente dire: “Spero che stavolta qualcuno faccia qualcosa per me”.

Di chi è l’X Factor?

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Grande lezione di democrazia?

Forse. Certamente un bel vedere, il dibattito di ieri sulle primarie tra i 5 candidati del PD, tenutosi nello studio di X Factor. Se questa era una presentazione della sinistra italiana è andata alla grande. Lo studio di Sky poi, creava un’atmosfera simile a qualcosa di solenne e figo al tempo stesso. Bersani stamane cinguettava: “Dai che siamo forti!”. E come dargli torto? Come avversari, i candidati premier del PD, sono stati fin troppo ligi ai tempi stabiliti e alle dichiarazioni altrui, tanto da meritarsi gli elogi della maggioranza dei giornali. Tabacci il meno convincente, “non mi arrivi” – direbbe Morgan di XFactor- ma quantomeno è più realista del brillante e giovane Matteo Renzi che dice: “per governare ci vogliono solo 10 persone”. Troppo poche secondo l’ex democristiano. La Puppato -secondo alcuni- avrebbe perso l’occasione di dimostrare di non essere una outsider. Mara Maionchi le avrebbe detto: “non ci metti grinta, per me è un no!”.

Bene (dicono) Renzi, Bersani e Vendola, anche se uno è troppo giovane, l’altro è troppo vecchio, e l’altro ancora parla troppo al vento.

Per fare un esempio, per la domanda: “che promesse farebbe a un giovane”, Vendola ha sprecato più di metà del suo tempo per parlare di ribellioni e rivoluzioni, senza fare vere promesse. Ma gli altri non vanno tanto meglio e preferiscono non prometter niente ai giovani…data la crisi. Saranno andati anche bene sotto il profilo della comunicazione, ma siamo sicuri che i “fantastici 5” (così si sono auto-celebrati sul sito del Pd) abbiano progetti davvero concreti?
Mimosa Martini, del Tg5, commentava ieri su Facebook: ” ci sono tutti: la donna, il cattolico, il giovane, il buonsenso popolare e il poeta”.
È vero, ma, tra tutti chi ce l’ha l’x Factor?

Viva l’Italia

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La rivoluzione parte da un film commedia. “Viva l’Italia”. La sola cosa che resta da fare è tifare per noi stessi, perciò viva l’Italia, fuori i politici delle apparenze e dentro i giovani del talento, viva l’Italia! Sì all’impegno vero, alle nottate passate a coltivare la propria passione, basta con i figli di papà e i finti numero uno.

Viva l’Italia e viva chi ha avuto il coraggio di lasciarla, chi ha deciso di cambiarla cambiando prima se stesso. Viva l’Italia, non quella dei valori ma quella dei rapporti veri.

Viva l’Italia, che deve ancora venire.

Don’t be choosy babe!

Non sono per la polemica facile. Anzi proprio non tollero chi ne abusa. Non mi sono offeso nemmeno quando dal governo ci hanno chiamati “sfigati” o “bamboccioni”, perché lo siamo. Quindi cosa vai a protestare? Certo, infastidisce il fatto di dover sentire certe cose, è come se mi dicessero “sei brutto”. È colpa mia se nasco brutto?

Oggi la Ministra Elsa Fornero, ha detto “i giovani non siano troppo “choosy”, cioè, per dirla all’italiana “si accontentino di qualsiasi lavoro, non siano troppo selettivi”. Adesso, va bene la crisi, va bene il governo tecnico e la lacrimuccia per i sacrifici da fare, però quello della Fornero è secondo me un intervento del tutto fuori luogo. Cioè il luogo era giusto – a guardare quanti giovani c’erano ad ascoltarla – ma lei è proprio fuori da ogni dimensione.

Lo è perché così dicendo dimostra di non conoscere la realtà di chi ha studiato una vita per fare poi tutt’altro, o quella di chi non ha fatto niente ed ora ruba posti a chi è più preparato solo grazie alle raccomandazioni. La Fornero forse ignora la realtà di chi ha due lauree e nemmeno un lavoro o quella di chi lavora senza essere pagato.

Ci sono tante, troppe realtà per permettersi di parlare di “Choosy”. È vero anche che molti ragazzi sono dei fannulloni, ma quella è una parte, e non conta, perché quei giovani non chiedono lavoro, semmai lo scansano. L’altra parte dei giovani di oggi invece si adatta, e lo fa forse meglio di tutte le altre generazioni passate.

Perciò, cara Ministra, forse è il momento abbandonare l’idea di poter dispensare consigli, tanto più se dopo un anno si è ormai entrati in quel brutto mondo della politica, che di consigli forse, dovrebbe darli solo a sé stessa.