Me lo tiravano su (il morale)

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“Non lo so, forse, non ricordo bene”. Molte volte ha detto così. Poi ha raccontato barzellette e depositato dichiarazioni sulle sue telefonate con quel mascalzone di Lavitola. Ma anche qualche chicca imperdibile.  È questa la sintesi dell’interrogatorio che Silvio Berlusconi il 17 maggio scorso fa davanti al procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, nella speranza di convincerlo che con Tarantini (l’uomo che gli portava le escort ad Arcore) non c’entrasse nulla.

Peccato però che al momento pare che i giudici (sarà perché sono di sinistra) non gli credono: i suoi avvocati,  Ghedini, Longo e Sisto, speravano nell’archiviazione e invece pare si vada verso il processo con l’accusa per B. di aver pagato Tarantini affinché lo tenesse lontano da questa storia.

Tra le varie dichiarazioni dell’interrogatorio  una colpisce immediatamente. Alla domanda del Pm su Tarantini: “Ma lei, scusi, perché ha stretto questa amicizia con questo signore?”. Berlusconi ha risposto: “Devo dirle che era piacevole avere in mezzo a tante persone uno che si faceva sempre accompagnare da belle ragazze: dicevo al maggiordomo che le ragazze me le mettesse proprio di fronte per tirarmi su il morale”.

(potete ridere)

Pare ovvio che il Pm -ottenuta questa risposta- abbia mantenuto un’espressione imperturbabile. E’ la sua professione che gliela impone. Ma noi, nessuno escluso pensiamo e diciamo in coro… “Sì, come no…il morale!”

Mollo tutto e mi godo la vita

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Lavoro: chi lo cerca disperatamente ed è infelice perché disoccupato e chi infelicemente occupato si licenzia e si gode la vita.

Succede anche questo in Italia, come nel caso di Carlo Bonaccorsi, ex operaio di una ditta import export con sede a Fiumicino. “La mia vita era dedicata solo al lavoro” -dice- “ero una persona curiosa e mi ritrovavo invece a passare tutta la giornata lavorando. Avevo trascurato gli affetti, altri interessi e visto che il lavoro era una parte importante della mia vita, ma non la più importante, ho lasciato perdere. Mi trovavo ogni giorno a stare 2 ore in macchina fermo sul grande raccordo anulare e non ero contento. Che vita è quando qualcuno ti dà i soldi per arrivare distrutto a casa e non avere più tempo né per te né per gli altri? E così mi sono fatto due conti, mi sono reso conto che potevo farcela con 500 euro al mese”.

Certo, il signor Bonaccorsi non ha spese di affitto e mutuo e ciò che percepisce (da rendite provenienti da un locale affittato e da una vecchia polizza sulla vita) è qualcosa in più di 500 euro, ma ciò che colpisce di questa storia è la sua presa di coscienza: il lavoro è sostentamento, ma è anche annullamento della vita vissuta e dei piaceri più semplici.

Non tutti -è ovvio- possono permettersi il lusso di lasciare il lavoro, ma chi è stanco ed infelice per la vita che conduce dovrebbe seguire l’esempio del signor Carlo. Un esempio non tanto astratto, anzi, al contrario.Tutte le dritte e gli escamotage per risparmiare e vivere felici sono riportati nel suo blog.

Un’idea utile al governo potrebbe essere quella di incentivare -con misure assistenziali- la disoccupazione. Facile immaginare lo slogan: “lavoratori infelici di tutta Italia: licenziatevi”.

Del resto anche così si crea occupazione (e felicità).

Buon Lavoro a tutti

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C’è voluto un po’, ma alla fine è arrivato. Fiducia ottenuta, sia al senato che alla camera. Adesso al governo Letta non rimane che (far) lavorare. Con tutti i dubbi del caso sul funzionamento di un esecutivo di larghe intese rimane– almeno per una volta- quello spirito di ottimismo tipico di chi –come noi italiani- può solo chiedere più di quanto è stato fatto negli ultimi venti anni.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là delle retoriche sindacali che proprio oggi riempiono le piazze, il Paese ha un reale bisogno di respirare. Bisogna cominciare a responsabilizzare i giovani, i quali alla soglia dei trent’anni ( e anche oltre) rimangono  vittime – sotto l’ala dei genitori- dei sensi di colpa dovuti al fatto che anche i loro stessi genitori hanno il diritto di godere dei propri guadagni invece di consegnarli alla prole.

C’è bisogno di lavoro prima di tutto. Al di là del populismo fin a sé stesso dei penta stellati – che alimentano solo un clima di odio-i giovani in Italia, hanno la necessità vera ed urgente di avere una vita, perché se è vero che non hanno futuro, è vero anche che non hanno presente. Il tempo passa, e gli anni più belli si consumano a fare sacrifici: o sui libri, o sulle scrivanie da stagisti non retribuiti.

Il Governo ha una responsabilità enorme. Auguri, e buon lavoro a tutti.

Firmato, Un ottimista.

Non c’è più il futuro di una volta

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TRA POCHI MESI COMPIRÒ 26 ANNI, ALLA MIA ETÀ MIA MADRE ERA SPOSATA E LAVORAVA DA PIÙ DI 6 ANNI, AVEVA UNO STIPENDIO FISSO E UNA CASA IN COSTRUZIONE INSIEME A MIO PADRE, TANTI SOGNI E LA POSSIBILITÀ DI REALIZZARLI.
Io, ho passato 20 anni della mia vita per lo più a studiare. Studiare cose che a distanza di tanto tempo non ricordo più e devo recuperare a fatica dalle tante reminiscenze. Eppure mi era stato insegnato che lo studio e la preparazione pagano sempre. Mi sono adeguata alle “periodizzazioni” più strambe di anni scolastici che dicevano essere moderni e propedeutici all’impostazione universitaria, invece mi sono ritrovata a finire un liceo classico con vaghi ricordi di “esercitazioni di latino e greco” con i professori che giravano a turno.
Ho scelto l’università in un’età in cui pochi giovani possono sapere esattamente cosa vorranno fare da grandi e nessuno di essi è consapevole degli sporchi intrighi di un mondo del lavoro che non ci accoglierà mai! Ho provato a modellare la mia scelta tra piacere e possibilità lavorative, accettando la mia buona dose di fatica e di studio travagliato, ma adesso mi trovo comunque con prospettive future pari quasi a zero, a meno che io non voglia proseguire sui libri per qualche altro anno.
Come se non bastassero già i 20 lunghi anni passati a prendere voti, ad accettare giudizi, ad ingoiare obiezioni e frustrazioni. Come se non avessi già fatto la mia parte subendo tutti i giochi che hanno voluto imporci, i programmi ministeriali, le scadenze burocratiche totalmente inutili, le tesi e tesine che adesso marciscono negli archivi e i calcoli matematici con dei crediti che non serviranno a nulla perché saremo tutti “precari a vita” in questo paese. Come se non bastassero tutte le gobbe conquistate con prolungatissime schiene piegate sui libri, le vestaglie che ci hanno accompagnato per anni molto più di un abito da sera o di un costume sulla spiaggia, le ulcere e i malanni comparsi già a 20 anni, tutti i NO detti alla vita, alle amiche, al fidanzato e alla famiglia perché l’impegno allo studio è il primo (ed unico) contratto stipulato con noi stessi e con i genitori paganti…
D’accordo la cultura è per se stessi, ma in questo momento storico tanto abbrutito la realtà intorno mi ha insegnato che niente si fa per niente; dove ha sbagliato chi come me ha fatto tanto, gratuitamente e senza conti in tasca?

Clara Todaro

Mi sono fatto da solo

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Non sorprende lo show che Berlusconi ha fatto stasera su Rai1 a Porta a Porta. Una serata interamente dedicata a lui, con il solito Vespa che cerca di fare il giornalista incalzante per poi fungere da spalla al comico più esilarante della politica italiana.

Intanto, tra una risata ed un’altra, Berlusconi ci infila due o tre concetti chiave che aprono la strada per una campagna elettorale vincente.

1) La colpa è degli altri: Fini e Casini (che adesso si alleano insieme a Monti) sono dei traditori. “Se avessi avuto i 40 voti che Fini si è portato via non sarebbe caduto il mio governo”- ha detto. Qualcuno gli ricordi (e si ricordi) che quel governo in precedenza si salvò grazie a voltafaccia della stessa sostanza di Scillipoti. Altro nemico è Tremonti: “Mica è colpa mia se siamo caduti” dice il Cavaliere, “No, si figuri” dice Vespa, “mica è colpa sua, su questo siamo d’accordo”. Perciò dice Berlusconi: “Se vinciamo farò il Ministro dell’Economia, così avrò più poteri”.

2) Il Presidente del Consiglio non ha poteri: “Bisogna cambiare la Costituzione. Un Presidente non può fare niente in questo Paese”- continua a ripetere Berlusconi. E certo, lui ne ha avuti pochi di poteri, poverino. Uno qualunque, con i suoi capi d’accusa, sarebbe da anni al fresco, ma va béh, è bravura degli avvocati quella. I poteri di Berlusconi vanno al di là di ogni tribunale e di ogni indecente votazione con cui lo stesso parlamento italiano dichiara possibile che una  Ruby sia la nipote di Mubarak. Sa bene, Berlusconi, che quando ha voluto ha anche potuto, e l’ha fatto con i Decreti legge. Di per sé un decreto legge è un atto che il Governo ha potere di adottare “in casi straordinari di necessità e urgenza” . Ma nel caso del governo Pdl sono stati fatti decreti legge anche per riformare la Protezione Civile, i quali vertici -guarda caso- sono tutti finiti nei guai con la giustizia.

3) Mi sono fatto da solo: anche in questa campagna elettorale continua la teoria del self made man. Certamente quel vecchio volpone di Silvio a 76 anni può dire con soddisfazione di averne fatte di cose, ma -con totale inconsapevolezza- il Cavaliere tralascia il fatto che uno stato non è un’azienda, né una squadra di calcio. Col marketing e la pubblicità si illudono le persone e si va avanti felici, fino a quando poi però a ridere sono gli altri.

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La ciliegina avvelenata

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Ci mancava solo questa. Dopo le illazioni di Elsa Fornero dilazionate in un anno intero di governo tecnico, c’ha pensato il Presidente Mario Monti ad apporre la ciliegina sulla cima della torta.

“Il nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”. Così ha detto Monti durante un video collegamento con l’ inaugurazione di un centro biomedico.

Come a dire, lo Stato da solo non ce la fa, affidiamoci ai privati. Le polemiche non si sono fatte attendere e malgrado le rassicurazioni arrivate da Palazzo Chigi le intenzioni del governo tecnico sono chiare. Quali sarebbero queste fonti di finanziamento alternativo? Nessuno lo dice.

Fino a quando bisognerà sopportare tutto questo? Insomma, in Italia si passa su ogni cosa e si è talmente pazienti e fiduciosi da pagare un partito per eleggerne il capo. Senza contare che nello stesso partito i soldi che c’erano se li sono intascati personaggi come Lusi o Penati. Questa politica pesa sulle teste tricolori, tanto quanto è pesato quel macigno sorretto per  vent’anni a causa di Berlusconi.

Una volta Montanelli, a proposito della pericolosità del cavaliere disse: “Non ho paura di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me”. Allo stesso modo oggi, non ho paura di chi fa politica, ma di chi ancora sopporta in silenzio questa misera fetta di torta, dalla ciliegina avvelenata.

Esempio di ragazzo Choosy

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“Mio padre mi ha abbandonato quando avevo sei mesi, non l’ho nemmeno conosciuto, mentre mia madre vive con un uomo e per lei io non ci sono più. Per questo dico a tutti che i miei genitori sono morti”.

Raramente capita di sentire tante esperienze di vita vissute da una persona sola. È il caso di E. che da qualche mese è costretto a vivere rintanato in una casa abusiva perché nullatenente. La forza gli rimane, quella non gliela leva nessuno, anche se a ventiquattro anni porta già i supplizi di un’esistenza dura. Ora però cerca di tirare fuori le cose un po’ alla volta affinché qualcuno possa ascoltare il suo grido nel silenzio.

A tredici anni -come se già la mancanza di un padre non comportasse sofferenza- il fato è tornato a colpirlo: “Ero fidanzato con una ragazza tedesca, vivevo ancora a Terracina, dove sono nato. Una sera- si sa come vanno queste cose- avevamo discusso animatamente, a tal punto che lei decise di andarsene via e farsi venire a prendere da suo fratello. Fu una brutta serata. La mattina seguente, mentre facevo colazione scoprii che avevano fatto un incidente lungo la via del ritorno ed erano entrambi morti giù in un burrone, sulla strada che porta al monte Anxur. Non ci volevo credere; presi così una moto (un 125 nemmeno immatricolata) e corsi parecchio. Mi finì male perché caddi a terra ed entrai per tre giorni in coma. Poi due anni di riabilitazione e tutto quello che ne consegue”.

Il peggio però ancora doveva venire per E..

All’età di 16 anni sua madre decise di lasciare il figlio per andare a vivere con un uomo. Il compito di badare al ragazzo fu affidato alla nonna, la quale fino alla sua morte l’ha tirato su. Poi di nuovo la solitudine, aggravata dal fatto che gli altri due fratelli si sono fatti la loro vita, ognuno a casa delle proprie fidanzate. “Loro non possono badare a me”- dice- “magari mi ospitano ma non sono a casa loro e poi l’ospite è come il pesce e dopo qualche giorno puzza”.

Nonostante queste difficoltà, una ragazza gli stava cambiando le carte: “tre anni fa ho conosciuto questa tipa su Badoo. Mi prese da subito e ci fidanzammo. Le volevo e le voglio ancora bene, tant’ è che decisi di venire qui dove vive lei e trovarmi un lavoretto. Sono diplomato all’alberghiero come capo cameriere e trovai spazio in un bar. Poi qualche discussione con il capo mi ha allontanato dal lavoro e allora andai a fare il manovale per una ditta edile, ma anche lì poi finì”.

Con qualche risparmio messo da parte si pagava l’affitto, fino a quando i 20 euro al giorno, guadagnati facendo il lavapiatti, non bastavano più. Perciò E. trovò ospitalità a casa della sua ragazza. “Mi dicevano i suoi che dovevo pensare un po’ più a me invece di spendere i miei soldi in regali. Ma io sono così, se voglio bene ad una persona le do tutto me stesso”.

Da due mesi la storia con la sua ragazza è finita.

Lei lo ha cacciato di casa in seguito a discussioni piuttosto accese, dovute a quanto pare al fatto che il ragazzo non sia riuscito a prendere la patente. Adesso vive in un appartamento abbandonato senza corrente, né gas, né acqua. Grazie ai suoi amici che gli portano da mangiare riesce a sopravvivere, ma ha bisogno di qualcosa di più.

Il suo è un appello composto, senza esagerazioni e scene melodrammatiche. Il ragazzo giura che non ha niente da perdere e tutto da guadagnare. Non ha grandi sogni nel cassetto, ma –dice: “Vorrei un lavoro per la mia autonomia, per una mia felicità. Non chiedo tanto credo”.

La testimonianza di E. è un urlo silenzioso che è difficile ignorare quando si pensa a tutto quello che la vita gli ha tolto e quando gli si sente dire: “Spero che stavolta qualcuno faccia qualcosa per me”.

Viva l’Italia

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La rivoluzione parte da un film commedia. “Viva l’Italia”. La sola cosa che resta da fare è tifare per noi stessi, perciò viva l’Italia, fuori i politici delle apparenze e dentro i giovani del talento, viva l’Italia! Sì all’impegno vero, alle nottate passate a coltivare la propria passione, basta con i figli di papà e i finti numero uno.

Viva l’Italia e viva chi ha avuto il coraggio di lasciarla, chi ha deciso di cambiarla cambiando prima se stesso. Viva l’Italia, non quella dei valori ma quella dei rapporti veri.

Viva l’Italia, che deve ancora venire.

Don’t be choosy babe!

Non sono per la polemica facile. Anzi proprio non tollero chi ne abusa. Non mi sono offeso nemmeno quando dal governo ci hanno chiamati “sfigati” o “bamboccioni”, perché lo siamo. Quindi cosa vai a protestare? Certo, infastidisce il fatto di dover sentire certe cose, è come se mi dicessero “sei brutto”. È colpa mia se nasco brutto?

Oggi la Ministra Elsa Fornero, ha detto “i giovani non siano troppo “choosy”, cioè, per dirla all’italiana “si accontentino di qualsiasi lavoro, non siano troppo selettivi”. Adesso, va bene la crisi, va bene il governo tecnico e la lacrimuccia per i sacrifici da fare, però quello della Fornero è secondo me un intervento del tutto fuori luogo. Cioè il luogo era giusto – a guardare quanti giovani c’erano ad ascoltarla – ma lei è proprio fuori da ogni dimensione.

Lo è perché così dicendo dimostra di non conoscere la realtà di chi ha studiato una vita per fare poi tutt’altro, o quella di chi non ha fatto niente ed ora ruba posti a chi è più preparato solo grazie alle raccomandazioni. La Fornero forse ignora la realtà di chi ha due lauree e nemmeno un lavoro o quella di chi lavora senza essere pagato.

Ci sono tante, troppe realtà per permettersi di parlare di “Choosy”. È vero anche che molti ragazzi sono dei fannulloni, ma quella è una parte, e non conta, perché quei giovani non chiedono lavoro, semmai lo scansano. L’altra parte dei giovani di oggi invece si adatta, e lo fa forse meglio di tutte le altre generazioni passate.

Perciò, cara Ministra, forse è il momento abbandonare l’idea di poter dispensare consigli, tanto più se dopo un anno si è ormai entrati in quel brutto mondo della politica, che di consigli forse, dovrebbe darli solo a sé stessa.